Alla scoperta dell’intelligenza del cuore

    Lara Lucaccioni
    Lara Lucaccioni è Master Trainer di Yoga della Risata e prima Trainer italiana dell'HeartMath Institute

    Perché come ci spiega Lara Lucaccioni, Master Trainer di Yoga della Risata e prima Trainer italiana dell’HeartMath Institute, “il cuore ha una saggezza che l’intelletto non può eguagliare”

    Quando parliamo di amore si parla spesso di mantenere un equilibrio tra ciò che sente il cuore e ciò che vuole il cervello, quindi tra ragione ed emozioni. Qual è la tua opinione?

    La mia opinione, rafforzata dagli studi dell’HeartMath Institute, l’istituto americano che studia il cuore nella sua complessità a livello scientifico, dove mi sono formata, è che ciò che sente il cuore non è necessariamente connesso a tutte le emozioni, che vanno distinte tra “alte” e “basse” – come spiegano Lew Childre e Howard Martin in The HeartMath Solution. Le emozioni basse sono quelle derivanti da attaccamenti e condizioni posti dalla mente e sono accese, forti e condizionate, portano al possesso e all’esclusività, agli attaccamenti. Le emozioni alte sono invece più accoglienti ed incondizionate, e sono quelle legate al cuore. Stare nel cuore è uno stato di apertura che abbraccia più possibilità, è inclusivo, è amorevole. Non esclude, ma comprende. La ragione tende a dividere in sì o no, bianco o nero, giusto o sbagliato, bene o male, mentre il cuore è in grado di trovare terze vie e ce le suggerisce di continuo, se gli prestiamo la giusta attenzione, coltivando le emozioni che nutrono le qualità del cuore: amorevolezza, gratitudine, gentilezza, accoglienza, pazienza, generosità.

    Sul tuo sito hai scritto: “Il cuore e il cervello di continuo si scambiano informazioni cruciali che influenzano il funzionamento di corpo e cervello. Il cuore invia di gran lunga più informazioni al cervello di quante il cervello ne invii al cuore”. Ce ne puoi parlare?

    Pensiamo che il nostro cervello sia la cabina di regia del nostro sistema e questa opinione si è potenziata altamente da Cartesio in poi, dal Cogito ergo sum, che ha spazzato via piano piano quello che è arrivato a noi delle tradizioni antiche, che il cuore è saggio, sa, ricorda, sente, pensa. Ebbene, gli studi di fine Novecento hanno confermato una doppia via di comunicazione tra cuore e cervello e una autonomia di scelta ed azione da parte del cuore. A livello nervoso, per esempio, l’80-90% dei nervi che connettono cuore e cervello – soprattutto grazie al nervo vago – sono fibre neurali afferenti, cioè ascendenti, il che significa che l’informazione procede da cuore a cervello, da corpo a testa. Inoltre, la comunicazione avviene dal cuore in altri quattro modi: biochimicamente, con l’azione di ormoni e neurotrasmettitori (il cuore è considerata anche ghiandola endocrina e produce un ormone, l’ANF, chiamato anche l’ormone dell’equilibrio, di esclusiva produzione degli atri del cuore, e produce anche ossitocina, l’ormone dell’amorevolezza e del legame affettivo); biofisicamente, attraverso le onde della pressione sanguigna; energeticamente, attraverso le interazioni prodotte dal campo elettromagnetico. E soprattutto, il cuore comunica attraverso il ritmo cardiaco, un vero e proprio codice, percepito da tutto il corpo, ma soprattutto dal cervello, e in grado di influenzarne le capacità e le attività.  La ricerca dimostra che i messaggi che il cuore manda al cervello attraverso questi percorsi influenzano molte funzioni mentali, la nostra capacità di previsione, l’autoregolazione emotiva, il problem solving e la nostra performance. Sono stati i coniugi Lacey, dai cui studi ebbe origine la neurocardiologia, a comprendere per primi tra gli anni ‘60 e ‘70 che il cuore manda informazioni al cervello che non solo esso comprende, ma a cui obbedisce anche, così da influenzare percezioni e comportamenti.

    Spieghi anche nel tuo libro che “Il cuore ha un suo codice, il ritmo cardiaco, che comunica col resto del corpo e che varia a seconda delle emozioni che viviamo”. Come si può lavorare sulla coerenza cardiaca e di cosa si tratta esattamente?

    Il principale modo con cui il cuore comunica con il cervello della testa è dato dal suo ritmo, l’Heart Rate Variability (HRV), ovvero la cosiddetta variabilità del battito cardiaco. Il nostro cuore sano non è come un metronomo e i suoi battiti non sono temporalmente equidistanti, ma accelerano e decelerano di continuo. Abbiamo la maggiore variabilità del battito cardiaco quando siamo giovani ed essa diminuisce costantemente con l’avanzare dell’età, segnale che il nostro sistema è meno flessibile e resiliente, meno in grado sia di accelerare, sia di frenare e di farlo velocemente, quindi meno pronto a gestire momenti difficili e più predisposto ad incorrere in malattie. La speranza di vita di una persona è più alta rispetto ad un’altra che ha la stessa età, se l’ampiezza della variabilità del ritmo cardiaco è più elevata. Perdiamo HRV a causa di uno stile di vita poco sano e dello stress, che spesso si cronicizza. La buona notizia è che c’è una tecnica, respiratoria e di richiamo di emozioni positive, la coerenza cardiaca, ideata dall’HeartMath Institute, grazie alla quale ci alleniamo ad aumentare l’HRV e a renderla più armonica. Si genera così uno stato psicofisico ottimale in cui cuore, mente, emozioni e sistema nervoso sono allineati e sincronizzati, che con il tempo si va a sostituire a quello disfunzionale e stressogeno, per cui si diventa più capaci di gestire ciò che prima ci turbava.

    Sempre sul tuo portale, si parla di un cervello del cuore: “Il cuore ha un cervello, un sistema evoluto di circa 40000 neuroni, che invia informazione al cervello più di quante ne riceva”. Di cosa si tratta?

    Fu un altro pioniere della neurocardiologia, il dr Armour, a divulgare nel 1991 negli ambienti scientifici che il cuore ha un complesso sistema nervoso intrinseco, sufficientemente sofisticato da poter essere definito come piccolo cervello. Si tratta di un complesso network di diversi tipi di neuroni, neurotrasmettitori, proteine e cellule di supporto, come quelle presenti nel cervello cranico, che permettono al cervello del cuore di agire indipendentemente e imparare, ricordare, sentire e percepire. In particolare, esso contiene circa 40mila neuroni, chiamati neuroni sensori, che hanno due tipi di memoria, a breve e lungo termine, come quelli dell’ippocampo, e inoltre hanno plasticità e possono cambiare e ricablarsi come i neuroni del cervello. È l’interazione tra il piccolo cervello nel cuore e il cervello nella testa che impatta su come funzioniamo bene mentalmente, attraverso diversi percorsi neuronali che salgono dall’uno all’altro. Questi percorsi ascendenti entrano nel cervello in un’area chiamata midollo, collocata alla base del cervello, da qui si diffondono in tutti i suoi centri più elevati, come ad esempio la corteccia, influenzando la percezione, la presa di decisione e altri processi cognitivi. Ed il principale modo con cui il nostro cuore comunica con il cervello della testa è dato appunto dal suo ritmo, l’Heart Rate Variability (HRV), che rappresenta una sorta di codice, recepito in tutto il sistema.

    Cosa intendi quando parli di intelligenza del cuore e della necessità di ascoltarla?

    Molte antiche tradizioni parlano dell’importanza fondamentale del cuore come fonte di emozioni e di saggezza, di intelligenza e di intuizione, sede in qualche modo anche dell’identità̀, nonché del nostro senso morale, a partire dalla Bibbia fino alla medicina tradizionale cinese. Ci viene dunque suggerito che il cuore ha una sua intelligenza ed è legato a sentimenti e qualità̀ come amorevolezza, compassione, generosità̀, non giudizio, cura, perdono, pazienza, spesso accompagnati da un calmo e chiaro stato di consapevolezza. In Occidente, specie negli ultimi secoli, sostanzialmente dal “Cogito ergo sum” cartesiano, abbiamo riportato tutta la nostra parte consapevole e decisionale al cervello e abbiamo poca confidenza con il cuore. Come abbiamo visto, invece, grazie soprattutto agli studi trentennali dell’Istituto statunitense HeartMath, il cuore è un organo ben più complesso di come lo intendiamo generalmente, e ha anche un cervello: il cuore può essere considerato come il nostro fulcro, nella sua veste poetica, come sede di “amore”, ma anche scientifica, come centro pulsante di vita, in grado di portare coerenza all’intero essere, non solo a livello «energetico», bensì anche fisico, biochimico, elettrico e magnetico.

    Qual è il legame che intercorre tra cuore ed emozioni e, in particolare, tra cuore e amore?

    La vera scoperta dell’HeartMath Institute è che i tracciati del ritmo cardiaco e della HRV cambiano a seconda delle emozioni che viviamo. Quando viviamo emozioni spiacevoli, come rabbia, frustrazione, paura, ansia, tristezza, il tracciato di HRV è totalmente irregolare e caotico, mentre quando viviamo le emozioni piacevoli, come calma, gentilezza, gioia, amorevolezza, apprezzamento, gratitudine, il tracciato di HRV è armonico e questo è appunto lo stato di coerenza cardiaca. Le emozioni spiacevoli impattano negativamente sul nostro cuore, mandandolo in uno stato di cosiddetta incoerenza e generando un sentire tossico che produce il rilascio degli ormoni dello stress, con le seguenti conseguenze, quando viviamo per molto tempo questi stati emotivi: riduzione della massa muscolare, morte di cellule cerebrali, memoria e funzioni mentali compromesse, accelerazione dell’invecchiamento, diminuzione della performance. Le emozioni “alte”, come quelle che hanno a che fare con l’amore, lo portano invece in coerenza, producendo una biochimica che rigenera il nostro sistema e compensa il consumo di energia, con conseguente: aumento della longevità̀, maggiore memoria e chiarezza mentale, miglioramento della risoluzione dei problemi e delle prestazioni, aumento dell’intuizione e della creatività̀, più focus e concentrazione.

    Come si può migliorare la comunicazione tra cuore e cervello, in modo da mantenere un atteggiamento sano ed equilibrato nelle relazioni e, in generale, nella vita di tutti i giorni?

    L’Istituto statunitense Heartmath ha scoperto un diverso modo di funzionamento armonico fisico e psicologico che promuove la stabilità emotiva, quindi un atteggiamento più sano ed equilibrato nelle relazioni nonché l’ottima performance cognitiva, chiamato coerenza psico-fisiologica, o, più semplicemente coerenza cardiaca. È uno stato dove le interazioni tra cuore e cervello, mente, emozioni e sistema nervoso operano in sincrono e in cooperazione energetica, con una conseguente abilità di percepire, sentire, focalizzarci, imparare, ragionare e performare al nostro meglio. Si entra in uno stato fortemente potenziante, di grande efficienza energetica e di equilibrata interazione corpo mente.

    Sempre sul tuo sito dichiari: “Gli studi scientifici dell’HeartMath Institute hanno finalmente chiarito il legame cuore-amore, scoprendo quanto le emozioni positive, legate all’amorevolezza, facciano bene al cuore e a tutto il nostro corpo. Sono così state ideate delle pratiche, legate al respiro e al richiamo di emozioni piacevoli, che centrano nel cuore, migliorano la comunicazione cuore-cervello, rendono più saldi e in equilibrio e calmi, lucidi e presenti. Quali sono queste pratiche?

    Si tratta di 6 pratiche, che insegno nel workshop “Il vantaggio della resilienza”, messo a punto da Heartmath, per aiutarci a imparare come passare intenzionalmente ad uno stato di coerenza cardiaca, attraverso il respiro e il richiamo di emozioni piacevoli, che naturalmente ci mettono nello stato di coerenza. Dopo un breve tempo di pratica, 6-9 settimane, si ottiene un nuovo standard psicofisico, più sano ed equilibrato, che potenzia i nostri tempi di reazione e molte altre funzioni cognitive, che ci consente maggiore chiarezza mentale e padronanza delle varie situazioni. Non reagiamo più in una maniera che abbiamo ripetuto nel tempo e che magari è disfunzionale e stressogena, ma iniziamo a gestire e ad esser meno vulnerabili ai fattori che attualmente ci stressano. La pratica base è l’Heart Focused Breathing, strumento potente ed efficace per togliere la carica eccessiva a una reazione impulsiva e iniziare un processo di passaggio verso uno stato più coerente, e l’autoregolazione emotiva, grazie alla focalizzazione del respiro sull’area del cuore secondo un ritmo regolare. Tra le altre, il Freeze Frame, per prendere decisioni in allineamento con l’intuizione profonda del cuore, oppure la Tecnica della comunicazione coerente, per migliorare e rendere più consapevole la propria comunicazione. Da evidenziare che qualsiasi sia la pratica usata, grazie al nostro stato di coerenza, automaticamente mettiamo le persone intorno a noi in coerenza, facilitando la comunicazione reciproca e il loro stato. Questo avviene grazie al fatto che il nostro cuore produce elettricità e un campo elettromagnetico molto potente di circa 3 metri di diametro, che energeticamente agisce su quelli intorno a noi, influenzandoli, nel bene e nel male.

    Quali consigli vuoi rivolgere, in breve, a una persona che vuole raggiungere un equilibrio sano tra cuore e cervello?

    Il mio consiglio è di dedicarsi al proprio benessere, mettendolo tra le assolute priorità. Una delle vie, semplice e riproducibile, ovunque e in qualsiasi momento, anche ad occhi aperti, è la pratica di coerenza cardiaca, che ci mette in uno stato di maggiore centratura ed equilibrio, di maggiore padronanza di quello che si vive. E grazie allo stare nello stato di coerenza ci si riconnette anche all’intelligenza del cuore, che può essere definita come “il fluire intelligente di intuizioni che emergono una volta che mente ed emozioni sono in equilibrio e in coerenza” – come spiegano Lew Childre e Bruce Cryer in From Chaos to Coherence.

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