Come sopravvivere al Natale

Il consiglio di Federico Ambrosetti, Psicologo e Psicoterapeuta

Per molti Natale è un momento di felicità, pranzi in famiglia e regali da scartare. Ma Natale è una festa anche per tutte quelle migliaia di persone sole, giovani o anziane, che devono riuscire a non cedere alla malinconia, al nervosismo o, nei casi più gravi, alla depressione. Quali sono i consigli che è possibile rivolgere a persone che si trovano a vivere questa situazione?

Per chi si trova in una condizione di solitudine le festività natalizie inevitabilmente costituiscono un periodo di criticità, durante il quale il disagio per la mancanza di relazioni affettive significative si aggiunge alla sofferenza nel dover vivere in un contesto sociale in cui la felicità, la gioia, il “ritrovarsi” in famiglia la fanno da padrone. La condizione di solitudine oggi in Italia riguarda più di otto milioni di persone e lo stato mentale che essa genera in occasione del Natale può oscillare da casi di isolamento completo a sintomatologie tipicamente depressive. Per chi si trova in questa situazione il primo consiglio da dare è sicuramente quello di non sentirsi “diverso”. La solitudine è uno stato piuttosto diffuso, anche in funzione delle condizioni economiche ed occupazionali che sempre più spesso generano situazioni di ritiro ed emarginazione. Gli stessi social network, per quanto abbiano certamente ampliato la possibilità di contatto e condivisione virtuale tra gli esseri umani, hanno di contro incrementato la percezione individuale del senso di isolamento. Un secondo consiglio potrebbe essere quello di “giocare d’anticipo”. Per evitare di trovarsi impreparati può rivelarsi utile, ad esempio, organizzare il periodo delle feste in base ai propri interessi o passioni, contando sul fatto che nell’ultima parte dell’anno solitamente si concentrano moltissimi eventi ed iniziative, spesso gratuiti. Ma anche, semplicemente, dedicando attenzione alla propria casa, magari buttando via cose vecchie o rinnovando alcune parti dell’abitazione, del terrazzo o del giardino. Un altro consiglio può essere quello di cogliere l’occasione delle festività per contattare qualcuno che non sentiamo da tempo. Spesso, infatti, ci si può trovare soli come conseguenza delle scelte che altri compiono nella vita, come un trasferimento o un matrimonio, ma questo non vuol dire che certe relazioni siano terminate su un  piano affettivo o emotivo. Un ultimo consiglio può essere quello di farsi, sempre e comunque, un regalo. Farsi un regalo è una grande attenzione che dedichiamo a noi stessi, un gesto ricco di significati che ci ricorda che il nostro benessere va coccolato e incentivato. Un regalo anche  poco impegnativo ma capace comunque di attivare la nostra componente più positiva. Possiamo scegliere qualcosa di indimenticabile, da collezione o un oggetto che semplicemente rappresenta il nostro stato d’animo o l’anno appena trascorso.

Il Natale non deve essere solo regali, spesa, pranzo, parenti. Per chi è solo, un suggerimento può essere quello di dare un senso al proprio Natale? Come è possibile riuscire a trovarlo in chiave positiva?

La nostra vita è sempre un insieme di significati, ciò che facciamo avviene perché ad una determinata azione diamo sempre un qualche senso. Chi vive con sofferenza la solitudine in un periodo di festività natalizie lo fa perchè tende ad attribuire al Natale un significato non positivo per il proprio stato di benessere. Per questo, giustamente, diventa importantissimo dare alle feste un nuovo valore che sia più funzionale alla condizione del soggetto. Non è facile farlo, dal momento che il Natale attiva molte convenzioni ed aspettative familiari e sociali e questo può disorientare, e al peggio emarginare, chi non condivide la stessa condizione della maggioranza. Però è possibile, ad esempio identificando tutte quelle cose per le quali il Natale, per la persona sola, può essere utile. Come avere più tempo a disposizione ed avere la possibilità di scegliere liberamente cosa fare e dove andare. Per chi ha fede il Natale è comunque un momento di forte partecipazione e riflessione spirituale, anche in solitudine. Per chi non è religioso è comunque possibile attribuire a questa festa un significato più pagano, legato ai valori del dono e dell’umiltà. Per tutti il tema centrale del Natale dovrebbe essere la nascita, che è ciò che celebra. Per chi è in una condizione di solitudine e ne percepisce il disagio, il periodo delle feste può certamente diventare un’occasione per riflettere e progettare nuove opportunità relazionali, sempre nella consapevolezza della storia e delle esperienze personali di ciascuno. In pratica, appunto, r procedere verso una nuova “nascita”..

Un altro consiglio, può essere quello di scegliere di non trascorrere le festività in solitudine, ma provare a organizzarsi in attività di volontariato?

Certamente. Il Natale, al di là delle connotazioni religiose, è un momento in cui emergono fortemente dinamiche di condivisione sociale, di solidarietà e di integrazione culturale, per cui può senza dubbio essere un’occasione favorevole per chi nella solitudine non vuole più vivere. Il mondo del volontariato è molto ampio, andando da organizzazioni molto strutturate per le quali l’accesso è regolamentato da corsi di formazione a gruppi dal funzionamento più semplice in cui può  essere utile anche solo dare una mano per ciò che si sa fare. Quindi la possibilità di dedicare qualche ora al volontariato può essere davvero un’opportunità per tutti ed a più livelli, a prescindere dall’età o dalle abilità personali. Oltretutto nel periodo natalizio le organizzazioni attive nella solidarietà sociale incrementano i momenti di incontro e di condivisione con la comunità. Per chi vive una condizione di solitudine scegliere di essere parte di un gruppo di volontari può avere un duplice vantaggio: mettere alla prova i propri talenti, condividendo le esperienze con gli altri e imparando nuove competenze, ma anche far parte di un gruppo di persone provenienti da ogni settore e percorso di vita, motivate verso un obiettivo comune. Un’esperienza di volontariato ha anche il potere di farci sorprendere per qualcosa che pensavamo di non possedere, offrendo un un nuovo punto di vista su noi stessi.

Una soluzione per evitare di confrontarsi con il periodo di festività potrebbe essere quella di “scappare”, concedendosi una vacanza anche da soli, magari utilizzando le numerose agenzie turistiche che propongono viaggi e tour di gruppo. Può essere una scelta vincente oppure la sconsiglia?

Credo che la corretta chiave di lettura di una scelta del genere sia la consapevolezza della motivazione con cui si desidera una vacanza. Se si tratta di un allontanamento o di una vera e propria fuga da una condizione altrimenti ingestibile, il Natale appunto, certamente la sconsiglierei. Questo perchè, come avviene per tutte le “fughe”, si tratterebbe di un gesto che evidenzierebbe l’incapacità della persona a gestire il disagio, aumentando il tenore del problema. Paradossalmente, a fronte di un benessere di pochi giorni lontano, aumenterebbe l’ansia e, in generale, il malessere per le festività e le situazioni simili non tollerate. Diverso è il discorso nel caso in cui la situazione sia stata valutata più attentamente, riflettendo sul vero significato della partenza. Chiedendosi, ad esempio, se la stessa vacanza avrebbe il medesimo valore se avvenisse in altri momenti dell’anno o se, scegliendo di non partire, il Natale sarebbe comunque gestibile e tollerabile. Un significato corretto di una vacanza potrebbe essere il desiderio di affrontare un’esperienza di gruppo, mettendosi in gioco rispetto alla propria solitudine e rendendosi disponibili a confrontarsi in un contesto relazionale. In questo caso la vacanza diventa l’occasione non per fuggire ma per creare il terreno migliore per  costruire nuove relazioni.

Le feste rappresentano un momento critico per moltissima gente, anche per chi ha relazioni stabili e una vita tranquilla: qual è la sua opinione?

Per molte coppie le festività natalizie possono rappresentare un periodo di fatica, stress, tensione e affaticamento che può generare un disagio nella relazione, fino a sfiorare la crisi. Questo avviene perchè il Natale solitamente comporta un aumento degli impegni che la coppia si trova a dover gestire, alcuni dei quali spesso vissuti non positivamente da uno dei due partner. Si pensi ad esempio alla quantità di auguri e convenevoli, a volte di natura strettamente formale, che è necessario fare e a cui si è tenuti a rispondere, oppure all’organizzazione, non sempre facile, della movimentazione della coppia durante i giorni di festa nelle rispettive famiglie, tentando di accontentare, con la dovuta attenzione, ogni ambito familiare ed affettivo. O, ancora, liste di regali da acquistare e cene natalizie aziendali a cui partecipare quasi obbligatoriamente.  La coppia si trova così ad affrontare un vero e proprio “tour de force” di festeggiamenti forzati e formalità sociali, con potenziali forti ripercussioni sulla stabilità della relazione. Recentemente è stato coniato il termine di “Christmas Blues” per indicare uno stato di disagio della persona in occasione del Natale caratterizzato da tristezza, malinconia, apatia, scarsa energia e rimuginio, definendosi come una sorta di leggero stato depressivo transitorio. Tale condizione, più frequente tra i 30 e i 45 anni di età, comporta una sofferenza dovuta all’incapacità dell’individuo di condividere momenti di gioia e felicità, tipici del Natale, senza che tali momenti siano stati voluti. In questo caso la persona sperimenta una sorta di costrizione  alla “gioia a tutti i costi”, nonostante le sue emozioni non siano affatto allineate a questo. C’è, tuttavia, da ricordare che la coppia o il singolo che si trovassero a vivere emozioni negative o conflittuali in occasione del periodo natalizio dovrebbero cogliere l’occasione per riflettere su quanto sia davvero il Natale a costituire il problema e non la scarsa qualità del benessere personale o, per la coppia, la debole sintonia nella relazione. Le ricorrenze, cioè, spesso evidenziano difficoltà e disagi psicologici che traggono origine da dinamiche e vissuti personali profondi, le cui disfunzionalità emergono nei momenti più critici o nei quali ci sentiamo più vulnerabili.

Quali altri segreti si possono sfruttare non solo per sopravvivere al Natale, ma anche per renderlo un periodo da sfruttare in modo costruttivo?

Più che di rivelazione di segreti parlerei di stimolo verso nuovi punti di vista. Intanto può essere utile cominciare a pensare che il Natale non sia qualcosa “a cui sopravvivere”, perchè così dicendo si rischia di attribuire alle festività un potere fortemente negativo e minaccioso. E’ invece possibile convivere con il Natale cercando in esso un significato per noi accettabile e positivo. Per chi è sereno ed ha una relazione stabile o un contesto familiare sano il Natale è inevitabilmente un evento che avvicina le persone, essendo occasione di scambio affettivo. E’ un luogo ed un tempo in cui i nostri valori e le tradizioni trovano uno spazio di condivisione. Rappresenta un’opportunità per sperimentare la semplicità delle emozioni. Emozioni che possiamo scegliere di vivere anche con un pizzico di ironia, adottando il sorriso in maniera sarcastica o gentile. In questo senso possiamo davvero “sfruttare” il Natale, usandolo per ciò che è, un evento colorato e sfavillante che fa riflettere e, a volte, divertire.

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