“Insonnia e lockdown”

Insonnia, Lockdown
Foto di Dema Biofani da Pixabay

Il periodo di lockdown, legato all’emergenza sanitaria, può avere acuito o scatenato in alcune persone il disturbo dell’insonnia?

 L’intervista a Annalisa Barbier, Psicologa, Dottore di ricerca in Neuropsicologia

Assolutamente sì. Definiamo intanto l’insonnia come una difficoltà o un’alterazione a carico dell’inizio, della durata, del mantenimento e/o della qualità del sonno notturno. Si associa frequentemente a sintomi ansiosi o depressivi e si può presentare come una difficoltà a prendere sonno a causa di irrequietezza, ansia o preoccupazioni, come una frammentazione del sonno con frequenti risvegli notturni spesso associati a difficoltà di riaddormentamento, come una qualità scadente e non riposante del sonno notturno, o come la tendenza a svegliarsi molto presto al mattino, senza riuscire a riaddormentarsi. Nella mia esperienza personale ho seguito persone che, durante il periodo di lockdown, hanno notato la comparsa o il peggioramento di alcuni sintomi di disagio psicologico tra cui frequentemente ansia, irritabilità, disturbi di concentrazione e disturbi del sonno. Il motivo di ciò sta non nel fatto che ci siamo trovati ad affrontare contemporaneamente eventi e cambiamenti estremamente stressanti. Da una parte la paura e lo sgomento provocati dalla pandemia, un evento imprevisto, spaventoso e scioccante che ha fatto migliaia di vittime e che si è accompagnato a giorni di paura e dolore crescente per tutto ciò che stava accadendo intorno a noi. La sensazione di sentirsi spaventati da una minaccia “invisibile” e imprevedibile, vulnerabili ed impotenti di fronte a quanto stava accadendo è un fattore determinante per generare una forma di stress molto forte. Dall’altra, il cambiamento improvviso e totale delle abitudini di vita per cui tutto ciò che prima scandiva il ritmo delle nostre giornate è stato interrotto, o significativamente modificato durante la fase di lockdown. Non si poteva uscire, niente contatti sociali, negozi chiusi, attività sociali sospese, attività sportive sospese… ciò ha sancito la perdita di quelle abitudini che permettevano di sentirci sicuri, di gestire anche i nostri momenti difficili. Se prima si potevano fare due chiacchiere con un amico al ristorante, o sfogarsi in palestra, ora bisognava restare immobili, a casa, chiusi ed isolati il più possibile dagli altri, spesso a gestire paura e preoccupazioni da soli, senza l’aiuto di qualcosa o qualcun che ci alleggerisse il carico. O peggio, affrontando tensioni familiari crescenti. Tutto ciò può facilmente avere ripercussioni sulla qualità del sonno notturno, poiché ci rende tesi e preoccupati, meno capaci di rilassarci lasciando andare preoccupazioni e pensieri ansiosi; spesso infatti, il momento di andare a dormire, con il suo silenzio, era quello in cui si affollavano di più nella mente preoccupazioni e paure, non solo quelle legate a ciò che stava accadendo e alle sue conseguenze, ma anche quelle presenti prima del lockdown, esasperate dallo stato di allarme generale.

È possibile che l’insonnia emersa durante il periodo di lockdown riguardi criticità latenti che da tempo chiedessero di essere viste?

Sì; il periodo di lockdown può aver indotto in alcune persone sintomi ansiosi o depressivi, o aver riacutizzato problematiche psicologiche prima attutite e rese gestibili dalla presenza di ritmi di vita stabili e prevedibili, dalla possibilità di ricorrere a risorse esterne quali amicizie e familiari, professionisti, gruppi di incontro, attività lavorative, sportive o ricreative. La sospensione improvvisa della possibilità di ricorrere a queste risorse esterne, per molte persone ha rappresentato un elemento di squilibrio e disagio in grado di esasperare problematiche psicologiche latenti, provocando anche – direttamente o indirettamente – difficoltà legate al sonno e alla alterazione della sua architettura. L’impossibilità di ricorrere a tutte quelle piccole e grandi “attività distrattive”, che ci allontanavano dal sentire il disagio interiore e dal doverne affrontare le cause e le conseguenze, ci ha messi di fronte alla sua esistenza senza filtri, obbligandoci a prenderne consapevolezza. E a viverne gli effetti. L’emergenza che ci siamo trovati ad affrontare improvvisamente, con il suo carico di paura per il presente e preoccupazione per il futuro, ha lasciato in molti di noi una traccia profonda, ancor più profonda laddove erano presenti problematiche psicologiche preesistenti, che sono state esasperate e riacutizzate, anche a causa dell’isolamento e del distanziamento.

 

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