Perfezione, no grazie!

Monia Ferretti
Monia Ferretti è psicologa e psicoterapeuta

La nuova frontiera per stare bene è la normalità. Perché l’essere ineccepibili nei diversi ambiti della vita – lavoro, casa, scuola e forma fisica – può diventare una vera e propria ossessione e alimentare soltanto il nostro senso di inadeguatezza, abbassando la nostra autostima. Ne abbiamo parlato con la psicologa e psicoterapeuta Monia Ferretti

“Tutti noi preferiamo far bene piuttosto che il contrario, e questo è assolutamente comprensibile e normale. Ma c’è una profonda differenza tra desiderare o preferire di fare bene ed impegnarsi per questo e pretendere, invece, la perfezione assoluta. In quanto, a volte, questo desiderio di far bene, per qualcuno è in realtà molto di più. Potremmo dire che in casi particolari diventa una vera e propria ossessione, che spinge a non essere mai contenti ne di se ne degli altri, e ad aspirare a una perfezione ben lontana dalla realtà” – ha dichiarato. Come è possibile capire qual è il confine tra normalità e l’insorgere di un atteggiamento patologico?

Il confine tra la normalità e un atteggiamento patologico è legato alla quantità, a come ti fa sentire, a quanta libertà percepisci di avere. Di solito quando ciò che fai cerchi solo di farlo bene la quantità sarà giusta/adeguata non eccessiva, questo ti farà sentire bene e percepirai di essere libero di muoverti nella situazione in atto, puoi cambiare. Quando invece sei nel perfezionismo senti la necessità di eccedere ed esagerare, e questo eccedere comunque ti porterà a sentire uno stato di malessere, a non essere mai contento e soddisfatto e percepirai una rigidità e cioè di non poter fare diversamente.

Se una persona si rende conto di essere ossessionato, in più ambiti della propria vita, dalla ricerca di una perfezione, ovviamente irrealizzabile, come può fermarsi e fare un passo indietro?

Il primo passo è certamente accorgersi. E c’è da dire che da soli non è sempre facile riuscire a farlo. Di solito ce la raccontiamo, noi individui siamo maestri in questo. Quindi cerchiamo di giustificare i nostri eccessi anche perché spesso magari riguardano ambiti socialmente accettati. Ad esempio, nel lavoro il voler eccellere e rasentare la perfezione è socialmente accettato e noi ci raccontiamo che in tutto ciò ci sia del giusto, ma tale accanimento e ricerca della perfezione finirà per avere un’importante ricaduta sulla qualità della vita. Quindi, il primo fondamentale passo è accorgersi e sapersi osservare.

“Nella realtà non esiste la perfezione. Quindi significa combattere per qualcosa che non c’è e che non potrà essere raggiunto. Porsi come obiettivo quello di raggiungerla e non ammettere nessuno errore, non è reale e tanto meno esente da problemi” – ha scritto. Ce ne può parlare?

La ricerca della perfezione non è reale è un concetto assolutamente irrealistico. Ma alcuni di noi lo scambiano invece per qualcosa di reale e lo perseguono. Tante persone non si rendono conto di quanto la ricerca della perfezione sia irrealistica. E quando glielo fai notare faticano quasi a crederci. Il perfezionismo ha un suo circuito vizioso. E cioè credi poco in te, ti piaci poco, ti accetti poco e quindi usi la perfezione per ottenere questo obiettivo ma quando poi questo cade – appunto perché la perfezione è irraggiungibile – allora ti rimanderà che non puoi piacerti, accettarti che non puoi credere in te. Ti rimanda proprio ciò che cercavi di scongiurare. E comunque ti renderà sempre scontento e insoddisfatto rimandandoti ciò che non vorresti. Questo accade non perché realmente non vai bene e non vali ma perché parti da aspettative inadeguate.

Cosa c’è realmente dietro a questo tipo di atteggiamento?

Dietro al perfezionismo possiamo sempre rintracciare una bassa autostima, insicurezza e controllo. Una persona che non ha una sana autostima ed è insicura a volte rintraccia nel perfezionismo una possibile soluzione alle proprie insicurezze. Se infatti riuscirò a essere il più perfetto possibile allora potrò piacermi, accettarmi, pensare di valere ed essere accettato. Il controllo è la soluzione che una persona con poca autostima trova a volte per sopravvivere. Se cerco infatti di tenere tutto più possibile sotto controllo, allora potrò sentirmi più sicura di me. Ma visto che realisticamente parlando non è possibile tenere nulla sotto controllo né noi stessi, né la vita, né gli altri questa idea prima o poi è destinata a fallire.

Come è possibile uscirne?

È possibile uscirne lavorando sulla propria autostima e insicurezza. La persona in questione deve imparare a vedere che il valore di un individuo è in sé e non nelle prestazioni che può dare. Deve imparare a vedere che può andar bene ed essere felice e soddisfatta di sé stando nella normalità delle cose senza che ci sia alcuna necessità di eccedere. Bisogna imparare a lasciar andare il controllo e trovare delle altre modalità molto più adeguate di affrontare le situazioni. Un ovvio lavoro terapeutico in questi casi può essere molto utile.

Quali sono i passi per gestire un perfezionismo eccessivo?

I passi sono certamente la consapevolezza e spesso serve anche un aiuto esterno, il mettersi in discussione, lavorare sulla propria autostima, imparare a fare le cose in modo differente – ovvero il far bene senza l’eccesso e imparare a stare in questa nuova condizione più funzionale.

 

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