Piedi piatti come riconoscerli? Innanzitutto, bisogna aspettare che la formazione del piede sia arrivata a compimento. Saranno poi i conseguenti accertamenti a diagnosticare la presenza o meno di tale condizione.

Con il termine “piede piatto” si intende l’assenza dell’arco plantare. Ovvero: il piede tocca completamente (o quasi) la superficie d’appoggio. È una condizione piuttosto comune e non sempre necessita di cure e terapie correttive, a meno che non comporti un reale peggiormamento delle condizioni di vita.

I sintomi, a volte, possono far pensare ai piedi piatti, ma non sempre sono presenti. Questo disturbo, infatti, può essere asintomatico e non rappresentare un problema da risolvere. Le modalità di intervento variano da caso a caso. Ma partiamo dall’inizio, ovvero: “Piedi piatti come riconoscerli”?

piedi piatti come riconoscerli
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Piedi piatti come riconoscerli: quando consultare il medico

Come già anticipato, non possiamo parlare di problema di piedi piatti fin dalla più tenera età. In questa fase, infatti, è normale l’assenza dell’arco plantare, che andrà formandosi col passare del tempo. Nello specifico, si parla di normalità fino ai 4-5 anni. Ma bisogna attendere i 12-13 anni per vedere i piedi nella loro completa formazione. Negli anni precedenti, quindi, è normale avere i piedi più o meno piatti. Questo non significa che il problema, se presente, non possa essere monitorato e diagnosticato precocemente. I sintomi possono essere un importante campanello d’allarme.

Piedi piatti: i sintomi

Tra i sintomi più comuni collegati a tale condizione troviamo il dolore ai piedi, in particolar modo nella zona dell’arco plantare o del tallone. Ma il soggetto interessato può avvertire fastidi in qualsiasi punto del piede, nella caviglia e nella parte basse delle gambe. A cui si aggiungono una serie di effetti conseguenti all’alterazione della postura, come dolori alle ginocchia e mal di schiena. Anche l’equilibrio può essere intaccato dai piedi piatti, soprattutto quando tale condizione colpisce un solo arto.

Altri effetti: crampi, tendiniti, fascite plantare e una maggiore esposizione agli infortuni.

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Piedi piatti come riconoscerli: gli esami

Tali sintomi richiedono un approfondimento medico. Lo specialista provvederà a eseguire una serie di valutazioni diagnostiche. Dapprima con l’osservazione attenta del piede, supportata da baropodometro computerizzato, che consiste nel valutare il grado del piattismo e osservarne l’evoluzione nel tempo.

In caso di dubbi sulla diagnosi o in presenza di dolori forti, si ricorre ad altri accertamenti mediante: TAC, radiografia, risonanza magnetica, ecografia.

Tali esami consentono di individuare la presenza del disturbo e la causa, così da seguire la terapia più idonea.

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Sara Palmas
Laureanda in storia, divoratrice di libri, grande tifosa di calcio e con un profondo amore per la scrittura. Penso che scrivere sia una cosa semplice, come vivere, cucinare, fare l'amore. Non servono artefatti, ghirigori e inutili ornamenti: l'importante è metterci il cuore.

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