Quello sì che mi rendeva felice, perché non provarci?

Cecilia Zonta
Cecilia Zonta è una personal trainer, istruttrice di sala e group trainer di Verona con un amore sconfinato per la città di New York. Il suo pasto preferito è la colazione, meglio ancora se ogni giorno diversa con qualcosa di fatto in casa. Ama i lunedì perchè le permettono di iniziare al meglio la settimana con i suoi corsi e le sue allieve. Datele una domenica di sole da trascorrere con la sua famiglia ed il suo compagno e lei è felice. Il suo motto è pochi, ma buoni

Come nasce la tua passione per lo sport e per il tuo lavoro di personal trainer?

Ho sempre praticato sport sin da piccola: dai classici nuoto in estate e sci d’inverno, per poi svegliarmi una mattina e desiderare di fare pattinaggio artistico a rotelle, portato avanti per diversi anni, ma come un gioco, come è giusto che fosse all’età delle scuole elementari). Ci sono stati degli inframezzi addirittura di ping pong e di basket! Per poi passare con un po’ più di impegno alla pallavolo e concludere col mio grande amore: danza modern jazz, abbandonata a malincuore quando ho dovuto decidere se prepararmi agli esami di maturità o al saggio finale. Durante il periodo universitario non ho praticato alcuno sport, ma mi sono sempre tenuta attiva autonomamente, perché mi faceva stare bene, con qualche corsa e con le primissime app di Home Training in modo abbastanza costante. Mi sono laureata in Economia e Management delle Imprese di Servizi. Ma dopo diversi stage poco/non retribuiti e dopo un lungo periodo in cui non trovavo impiego, per non pesare ulteriormente sulle spalle dei miei genitori, ho lavorato per 2 anni in un negozio di un’importante compagnia telefonica. Così facendo decisi di iscrivermi in palestra, dato che potevo permettermelo. Il lavoro che facevo però non mi rendeva felice, non mi era mai piaciuto, ma in mancanza d’altro me l’ero fatta andare bene. Tornare a casa 5 giorni su 7 piangendo, aver allontanato amicizie e fidanzato dell’epoca, non era ciò che mi ero immaginata per la me adulta. Meritavo di più. Nel frattempo mi ero appassionata alla palestra e alla programmazione sportiva, a tal punto da avere la cosiddetta illuminazione. Quello sì che mi rendeva felice, perchè non provarci? Ora che potevo permettermelo, che non avevo figli, mutui dovevo provarci! Lo dovevo a me stessa! Se qualcosa fosse andato storto, avrei potuto orgogliosamente dire almeno ci ho provato. Ho quindi abbandonato un lavoro sicuro con un buon stipendio per provare a essere felice e a trasformare la mia passione in lavoro. E così dopo diversi corsi di formazione, ho iniziato a tenere dei piccoli corsi di gruppo proprio nella palestra in cui mi andavo. Più allenavo persone, più mi piaceva, più volevo approfondire, più volevo capire, più mi dava soddisfazione, e ho iniziato a svegliarmi felice la mattina.

Su Instagram hai oltre 10 mila follower: qual è il senso di responsabilità che ti deriva dal fatto di avere così tante persone che ti seguono?

Più i giorni passano più aumentano le persone che mi seguono e la cosa non può che farmi un immenso piacere; anche questa è una conferma che ciò che sto facendo e come lo sto facendo arriva davvero alle persone. Ma nel gestire il mio profilo ho lo stesso senso di responsabilità che ho nel mio lavoro: mi prendo cura delle persone, cerco di spronarle a dare il meglio di sè, ad amarsi ogni giorno partendo dalle piccole scelte, rendendole consapevoli che può e deve esistere un equilibrio tra attività sportiva e sana alimentazione, che queste due cose vanno di pari passo, ma che vanno a influenzare prima di tutto il nostro essere, e solo successivamente l’apparire.

Quali erano i tuoi sogni da bambina? Sei diventata la donna che volevi essere?

Saltiamo la fase Principessa? Per un po’ di tempo c’è stata anche la fase “Ballerina Classica alla Scala di Milano o meglio ancora alla Juillard di New York”, tutto comunque molto rosa. Quando ho cominciato ad avere un’età ragionevole mi vedevo in tubino, tacco 12, capelli perfetti, il mio ufficio, la mia scrivania, possibilmente con grandi vetrate (magari proprio a New York) con qualche funzione manageriale in qualche grande azienda. Ha già più senso no?! Solo da adulta però ho capito un gioco che facevo spesso da piccola: mettevo tutti i miei pupazzi sul letto e mi mettevo a ballare, immaginando che loro dovessero seguire i miei passi. L’animatrice turistica? Mmm nah non mi si addice proprio. Per un po’ non ci ho più pensato. E solo dopo un paio d’anni da Group Trainer, proprio durante uno di dei miei corsi…la pelle d’oca…ecco di cosa si trattava! Me l’ero già immaginata da bambina!
Non insegnavo balletti a dei turisti messicani in visita in Italia, con tutto rispetto per questo lavoro, insegnavo a gruppi di meravigliose donne a muoversi e a provare a sfidare i propri limiti. Per cui posso dire di si, dopo aver corso inevitabili rischi, dopo tanto impegno e fatica, come è giusto che sia, posso dire di essere diventata la donna che sognavo di essere! E tornassi indietro, rifarei tutto. Ogni tassello, negativo o positivo, è stato fondamentale per trasformarmi nella persona che sono ora.

Cecilia Zonta è una personal trainer, istruttrice di sala e group trainer di Verona con un amore sconfinato per la città di New York. Il suo pasto preferito è la colazione, meglio ancora se ogni giorno diversa con qualcosa di fatto in casa. Ama i lunedì perchè le permettono di iniziare al meglio la settimana con i suoi corsi e le sue allieve. Datele una domenica di sole da trascorrere con la sua famiglia ed il suo compagno e lei è felice. Il suo motto è pochi, ma buoni.

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