Se è il cibo a parlare d’amore

Leonardo Mendolicchio
Lo psichiatra Leonardo Mendolicchio è creatore dell’hub Food For Mind e Responsabile U.O. Riabilitazione dei Disturbi del Comportamento Alimentare dell’Istituto Auxologico Piancavallo

Cosa si nasconde dietro un disturbo del comportamento alimentare? Quale messaggio nasconde la sua comparsa? Ne abbiamo parlato con lo psichiatra Leonardo Mendolicchio, creatore dell’hub Food For Mind e Responsabile U.O. Riabilitazione dei Disturbi del Comportamento Alimentare dell’Istituto Auxologico Piancavallo

Parliamo di dca, ovvero di disturbi del comportamento alimentare, conosciuti anche sotto il cappello di “Fame d’Amore”. È giusto definirli sintomi di una malattia più profonda, come un dolore che vuole essere ascoltato, la volontà di essere visti o la necessità di sentirsi amati?

Sicuramente considerarli una malattia a sé stante è sbagliato. Questo perché i disturbi alimentari sono sempre accompagnati da altre forme di disagio, relative alla personalità di chi ne viene colpito. Si accompagnano, infatti, spesso a quadri clinici di sofferenza molto complessi, che non possono essere liquidati come malattie classiche, ma vanno sempre interpretati e compresi nella loro totalità. In particolar modo quando parliamo di disturbi alimentari, che sono molto diffusi nell’età dell’adolescenza, ci troviamo davanti a situazioni difficili da affrontare, proprio perché questi ragazzi mettono in atto determinati meccanismi psicologici per cui “stanno bene con il loro sintomo”. Non bisogna dimenticare, infatti, che l’anoressia e la bulimia, per certe condizioni, appagano anche le persone che ne soffrono. Per essere più chiaro, ad esempio, per una ragazza anoressica, vincere la propria fame, è una grande prova d’orgoglio personale. Questo perché per una persona che ricerca la perfezione, il saper vincere la fame è un simbolo di vittoria che le dà un senso di forza e di onnipotenza. Bisogna fare molta attenzione a non sottovalutare il manifestarsi di disturbi del comportamento alimentare perché spesso rappresentano una risposta, seppur pericolosa, che le persone mettono in atto per dare voce alle loro inquietudini più profonde.

Che tipo di rapporto intercorre tra i disturbi del comportamento alimentare e la ricerca di una perfezione nella propria vita?

Dipende dal tipo di trauma che si nasconde dietro il disturbo del comportamento alimentare. Nel momento in cui questo disagio ha fatto sentire le ragazze e i ragazzi profondamente imperfetti, colpevoli o inadeguati, la risposta è, invece, nel superamento di questa imperfezione o inadeguatezza con il mito della perfezione.

Possiamo dire che attraverso il controllo del cibo, le persone affette da dca cerchino in qualche modo di tenere sotto controllo la propria vita?

Assolutamente sì. Questa enfasi sul controllo è spesso secondaria al fatto che quando queste ragazze hanno subito un trauma, che può essere un lutto, un abbandono o un abuso, si sono sentite totalmente in balia della situazione e, anche in quel caso, per tentare di correggere l’esperienza hanno perseguito il mito del controllo.

L’età media in cui appare la malattia è tra i 13 e i 19 anni, ma l’età sembra si stia abbassando anche a fasce preadolescenziali, ma anche che stia colpendo la fascia più adulta. Ce ne può parlare?

Il momento di esordio della malattia si sta abbassando in termini di anni, ma il disturbo alimentare colpisce in modo trasversale tutte le fasce d’età, con un incremento della forchetta. Se da una parte, infatti, aumentano i casi nella fase prepuberale, dall’altra vediamo crescere, ad esempio, anche quelli legati alla bulimia in fase premenopausale. Stiamo osservando questi due picchi: sia in età molto precoce sia in età tardiva.

Come si spiega anche questo fenomeno?

Perché viviamo in un tempo in cui le fragilità psicologiche sono così marcate che questi disturbi stanno aumentando in modo importante. È un problema anche legato a come noi oggi viviamo il nostro benessere dal punto di vista psicologico. Questo riguarda non solo i ragazzi, ma anche l’età adulta.

Può avere un ruolo il fatto di essere immersi in una società dell’immagine, spinti anche dai social network?

Noi viviamo in una società in cui l’immagine è il terreno su cui affrontiamo tutte le questioni, per cui è chiaro che questi ragazzi acquisiscano questa cultura. Si sentono forti, bravi e performanti, se hanno un certo tipo di immagine. Questo fenomeno sicuramente impatta dal punto di vista psicologico, ma non tanto dal punto di vista della bellezza, ma più legato a quanto l’immagine possa sostenere la ricerca della perfezione e del controllo.

Una volta si parlava di queste problematiche legate prettamente al mondo femminile, invece sempre più spesso ne sono colpiti anche i ragazzi. Ce ne può parlare?

Certamente. Possiamo dire che anoressia e bulimia sono sempre appannaggio delle ragazze, però ci sono malattie che sono tranquillamente, anche presenti negli uomini, come ad esempio il disturbo da alimentazione incontrollata. La vigoressia o anoressia muscolare, al contrario, è molto più frequente nei ragazzi.

Anche il lockdown ha accelerato la comparsa di questo di disturbi alimentari. Come mai si è verificato ciò, in particolare nei mesi primaverili?

Questo perché da un lato tutti quei disturbi che erano non ancora conclamati, ma erano presenti sotto traccia, a causa del lockdown e del trauma che esso ha portato, legato ad angosce, paure e la chiusura a casa che ha sicuramente aumentato lo stress negli individui, sono emersi. Dall’altro tutte le ragazze che già soffrivano di questi disturbi, costrette a casa, hanno avuto più difficoltà di accesso alle cure, perché soprattutto nella prima fase primaverile è stato tutto rallentato. Siamo consapevoli, quindi, che questa situazione avrà ancora per qualche periodo un notevole aggravamento.

Quali sono le figure che entrano in gioco nel processo di guarigione?

È necessaria un’equipe multidisciplinare proprio perché il disturbo del comportamento alimentare colpisce sia il corpo sia la mente. Dunque bisogna mettere in campo risorse che sostengano entrambi, dallo psicoterapeuta al medico internista e al nutrizionista, dallo psichiatra all’educatore e molti altri ancora. Tutto per creare una squadra di professionisti che possa prendersi cura di tutti gli aspetti, proprio perché si tratta di un disturbo poliedrico, in cui non bisogna tralasciare nulla.

Come deve comportarsi una famiglia che intuisce che il figlio/figlia stia iniziando a manifestare un disturbo del comportamento alimentare?

Se un genitore si accorge che un figlio modifica le proprie abitudini alimentari e ciò è associato anche a un cambiamento emotivo, di stile di vita o di comunicazione, allora bisogna stare molto attenti. I cambiamenti alimentari possono sempre accadere, per brevi o lunghi periodi, ma il campanello di allarme è il legame con una variazione del vissuto, ad esempio quando un ragazzo appare meno felice, più ossessivo nei confronti della scuola o mostra un mutamento visibile di comportamento. Davanti a una situazione simile a questa, è sempre meglio farsi una chiacchierata con uno specialista per farsi consigliare al meglio e magari poter fare il prima possibile una diagnosi precoce, fondamentale per abbreviare i tempi di cura e risoluzione del disturbo del comportamento alimentari.

© RIPRODUZIONE RISERVATA