“Ciò che serve è una rieducazione alla diversità”

Luca Trapanese
Luca Trapanese, 43 anni, originario di Napoli, ha lavorato nel mondo del volontariato da quando aveva 16 anni. È cresciuto spiritualmente a Lourdes, nel treno bianco, dove ha instaurato intensi rapporti con tanti ragazzi disabili. Così ha capito la disabilità che è un modo di essere e, soprattutto, una condizione e si è innamorato di questo mondo. Molte delle persone che ha conosciuto a Lourdes sono poi diventati suoi amici, con cui ha costituito “A Ruota Libera Onlus”. A un certo punto della sua vita, ha sentito il desiderio di paternità e ha deciso di fare una richiesta di affido per un bambino disabile. Il Tribunale dei Minori l’ha così chiamato e gli ha dato in affido prima e poi in adozione Alba, una bambina di appena 20 giorni con la Sindrome di Down, che oggi è sua figlia e ha tre anni

In un’intervista hai dichiarato: “Non giudico le coppie che l’hanno rifiutata, ma la ragione che sta dietro quei no: la paura della disabilità”. Perché tu nell’estate del 2017 hai preso in affido e poi adottato Alba, neonata con sindrome di Down, lasciata in ospedale dalla madre. Ce ne puoi parlare?

Noi non dobbiamo trovare il colpevole, ma dobbiamo capire le motivazioni legate a determinate situazioni. Sicuramente le coppie hanno paura della disabilità perché c’è una diseducazione alla diversità e viviamo all’interno di una società che ci educa alla perfezione. C’è poi un’assenza enorme delle istituzione nell’affiancamento e accompagnamento delle famiglie con figli disabili: da quando nascono a quando muoiono i genitori. Non c’è una progettualità, non c’è un riconoscimento della sessualità, dell’esigenza lavorativa e dell’inserimento sociale. Chi non ha voluto, quindi, un figlio disabile per me è giustificato e va compreso, ma anche rieducato. Perché io ho scelto di adottare Alba? Io ho fatto una richiesta libera, affidandomi al Tribunale dei Minori. Nel nostro caso Alba è stata lasciata all’ospedale dalla madre ed era una bambina adottabile, ma poiché il Tribunale dei Minori non è riuscito a trovare alcuna coppia che l’abbia voluta, è stata dato in affido. Da quel momento poi ho potuto fare richiesta di adozione perché Alba non aveva i genitori. Il mio è un caso straordinario e io l’ho fatto attraverso una legge speciale, l’articolo 44, che consente a un single, in casi speciali, di adottare.

Hai scritto un libro “Nata per Te”, insieme a Luca Mercadante e sei molto attivo sui social network, sui tuoi profili Instagram e Facebook, in cui racconti quasi quotidianamente la tua vita con Alba. Quale messaggio vuoi trasmettere ai tuoi follower e, in generale, alla società?

Ho scritto “Nata per Te” perché volevo raccontare il desiderio di paternità e la scelta di un figlio disabile. Nel testo Luca Mercadante mi chiede: “se avessi avuto la bacchetta magica, avresti guarito Alba?”. La mia risposta è no. Assolutamente no. Non credo che noi dobbiamo guarire le persone: Alba per me è perfetta così me, altrimenti non sarebbe lei. Ho scelto di parlare della mia vita sui social sempre perché voglio raccontare la mia esperienza e la bellezza della mia vita con Alba. Purtroppo siano in una società dell’immagine e questa è la modalità richiesta per arrivare a un pubblico più ampio. In questi giorni abbiamo avuto alcune difficoltà perché i miei social sono stati hackerati ma, dopo aver dovuto aprire un secondo profilo, ora siamo riusciti a recuperare gli originali con 300 mila follower.

Nel 2007 hai anche fondato a Napoli “A Ruota Libera Onlus”, un’associazione per offrire a persone disabili, in età post scolare, l’opportunità di socializzare, di coltivare i propri talenti e di integrarsi nella comunità. Quali sono oggi i tuoi progetti per il futuro?

A Ruota Libera Onlus si occupa di disabilità a 360 gradi, tra cui integrazione, inserimento lavorativo, vita autonoma, e dei bambini in stato terminale con gravi disabilità che vengono abbandonati negli ospedali o tolti alle famiglie di origine perché non in grado portare avanti questo tipo di situazioni di difficoltà. I progetti per il futuro? Stiamo ristrutturando un bar, un albergo e un ristorante nel parco regionale di Roccamonfina perché credo che l’inserimento lavorativo per i ragazzi disabili sia molto importante. Saranno i primi albergo e ristorante etici nel Sud Italia, in cui lavoreranno soggetti svantaggiati e che i ricavati andranno solo ed esclusivamente per progetti sociali. Si stanno anche intensificando le comunità dove i ragazzi disabili adulti decidono di andare a vivere. Proprio qui a Marzano Appio, in provincia di Caserta, nel parco regionale di Roccamonfina abbiamo una serie di comunità in cui i ragazzi vivono in forma di housing e lavorano in un bar, in una fattoria, producono il miele, gestiscono un piccolo Bed & Breakfast e presto lavoreranno anche nell’albergo e nel ristorante. Un altro progetto che spero di riuscire a portare avanti è quello di creare una televisione web sul sociale e di lavorare molto con i social per rieducare alla disabilità.

Luca Trapanese, 43 anni, originario di Napoli, ha lavorato nel mondo del volontariato da quando aveva 16 anni. È cresciuto spiritualmente a Lourdes, nel treno bianco, dove ha instaurato intensi rapporti con tanti ragazzi disabili. Così ha capito la disabilità che è un modo di essere e, soprattutto, una condizione e si è innamorato di questo mondo. Molte delle persone che ha conosciuto a Lourdes sono poi diventati suoi amici, con cui ha costituito “A Ruota Libera Onlus”. Ha avviato una comunità per ragazzi disabili senza genitori, “Il borgo Sociale” ed una casa famiglia per bambini con gravi malformazioni, unica in tutto il Sud Italia, “La Casa di Matteo”. Coordina da dieci anni i progetti della Fondazione del Cardinale di Napoli e collaboro attivamente con enti benefici di rilievo, come: il Pio Monte della Misericordia, la Fondazione Giglio; la Fondazione Cannavaro Ferrara. A un certo punto della sua vita, ha sentito il desiderio di paternità e ha deciso di fare una richiesta di affido per un bambino disabile. Il Tribunale dei Minori l’ha così chiamato e gli ha dato in affido prima e poi in adozione Alba, una bambina di appena 20 giorni con la Sindrome di Down, che oggi è sua figlia e ha tre anni.

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