Costretti a casa? Provate la sfida minimalista!

Gianluca Gotto nasce a Torino nel 1990. Oggi scrive articoli e libri mentre gira per il mondo

“La situazione che stiamo vivendo può essere un’ottima opportunità per rivoluzionare la propria vita. Come? Minimizzando. Eliminando ciò che è superfluo, pesante e soffocante per concentrarsi sull’essenziale” – ci spiega Gianluca Gotto.

Come funziona una sfida minimalista?

Ci sono molti modi per affrontarla, ma essendo solo un test ho fatto a meno di seguire uno dei pochi “comandamenti” del Minimalismo: disfarsi definitivamente di tutto il superfluo. Non sapevo ancora se avrei sposato questa filosofia quindi non potevo buttare via o regalare tutto ciò che non mi era necessario. L’ho preso e l’ho messo dentro degli scatoloni, fuori di casa. Oltre a questa iniziale pulizia, ho deciso di applicare il Minimalismo anche ad aspetti più estratti della vita. Ad esempio ho cancellato tutte le app dello smartphone che non usavo almeno una volta al giorno e soprattutto ho deciso che per una settimana avrei frequentato solo le persone davvero essenziali nella mia vita, quelle con le quali ho un reale rapporto solido. Niente uscite con conoscenti giusto per fare qualcosa, nessuna responsabilità verso chi non ha altro che negatività da offrire.

Come ti ha cambiato la vita diventare minimalista?

C’è chi dice che ti rendi conto del valore delle cose solo quando le perdi. Il Minimalismo mi ha insegnato che è vero anche il contrario: ti rendi conto di quanto sia dannoso qualcosa solo quando lo escludi dalla tua vita. Ero convinto di avere il controllo sulla mia vita, che consideravo equilibrata e ordinata. Eppure costringermi a liberarmi del superfluo mi ha dato una tale sensazione di leggerezza che mi sono ritrovato più volte a chiedermi (soprattutto alla fine della “sfida”) come avessi fatto a vivere diversamente fino a quel momento. Perché nell’epoca del consumismo a tutti i costi, ci sembra normale riempire le nostre case e le nostre vite di cose inutili. Compriamo oggetti con una facilità disarmante, senza renderci conto che spesso non siamo noi a possedere loro ma sono loro a possedere noi. Eliminare tutto il superfluo dalla mia vita per sette giorni mi ha mostrato la grande trappola del materialismo, quella che ci spinge a spendere soldi per prenderci cura di un oggetto che non ci fa nemmeno stare meglio, ma che molto semplicemente tiene la nostra mente occupata e lontana da pensieri pericolosi. Il legame che abbiamo con gli oggetti, oggi, è assurdo e soffocante. Un tempo si comprava solo ciò che serviva davvero, oltretutto solo quando il vecchio oggetto era indiscutibilmente irrecuperabile. Oggi, invece, automobili, computer, televisori, smartphone, vestiti e accessori vengono sostituiti con una facilità disarmante e senza senso. Questo continuo comprare, consumare e sostituire genera una forte ansia dentro di noi. Perché, anche se non ce ne rendiamo conto, ogni oggetto che facciamo entrare nella nostra vita ce la appesantisce. Esattamente come quando prepariamo lo zaino per un viaggio: non possiamo metterci dentro di tutto, altrimenti ogni passo diventa una fatica e non una gioia.

Gianluca Gotto nasce a Torino nel 1990. A vent’anni si chiede se non ci siano alternative al percorso di vita tradizionale che ha appena intrapreso e decide di andare a scoprirlo: lascia l’università e si trasferisce prima in Australia e poi in Canada. Poi diventa un nomade digitale e si innamora dell’Asia. Oggi scrive articoli e libri mentre gira per il mondo. Sul suo blog mangiaviviviaggia.com condivide esperienze di viaggio e il valore degli stili di vita alternativi.

 

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