“Le donne vittime di violenza non sono sole”

Violenza Donne
Ilma è l’acronimico di "Io lavoro per la mia autonomia" ed è un progetto, nato dalla collaborazione tra il Comune di Latina e il Centro Donna Lilith per il reinserimento lavorativo delle donne vittime di violenza. All'interno del progetto sono state attivate delle borse lavoro per la formazione delle donne in varie aziende del territorio. Inoltre è stata attivato, per uscire dall'isolamento e potenziare il saper fare, un laboratorio creativo che vede coinvolte cinque donne. Le donne coinvolte nel laboratorio stanno acquisendo le capacità per progettare e realizzare complementi di arredo e accessori moda utilizzando pelle di bufala

Ilma è l’acronimico di “Io lavoro per la mia autonomia” ed è un progetto nato dalla collaborazione tra il Comune di Latina e il Centro Donna Lilith per il reinserimento lavorativo delle donne vittime di violenza. Ce ne può parlare?

Il progetto Ilma – Io Lavoro per la mia autonomia – è realizzato con un contributo del Dipartimento delle Pari Opportunità concesso attraverso un avviso pubblico del 2017.
L’idea progettuale, realizzata in partenariato con l’associazione Centro Donna Lilith, nasce per dotare il territorio comunale di un servizio volto all’inserimento o reinserimento socio-lavorativo delle donne vittime di violenza. La città di Latina da ormai quasi trent’anni ha un centro antiviolenza, dal 2003 una casa rifugio e dal 2011 due strutture di semi-autonomia realizzate anch’esse a seguito dell’aggiudicazione di un bando del dipartimento pari opportunità. Dotare quindi il territorio comunale di un servizio specifico volto a fortificare l’autonomia economica delle donne che si rivolgono a questi servizi ci sembrava fondamentale, in quanto le donne sono effettivamente libere dalla violenza quando sono autonome economicamente e in grado di poter scegliere cosa fare. Inoltre con il progetto si vuole iniziare a tessere una rete cittadina composta da soggetti pubblici e privati che sia consapevole e sensibile alla tematica, e pronta ad accogliere e formare le donne.

Quali sono gli obiettivi del progetto?

Gli obiettivi che hanno spinto a presentare la proposta progettuale sono quello di implementare i servizi rivolti alle donne vittime di violenza. Il sostegno economico offerto alle donne che usufruiranno del progetto, che le aiuterà ad intraprendere la strada del re-inserimento lavorativo, che le condurrà all’autonomia economica necessaria per la definitiva uscita dalla violenza e potenzierà il turnover dalle strutture di accoglienza. Verrà sperimentato anche una innovativa modalità di bilancio delle competenze, attraverso una presa in carico e valutazione multidisciplinare delle donne da inserire nel progetto e delle loro esperienze pregresse, finalizzate alla previsione delle possibilità d’impiego e alla concretizzazione dei loro desideri ipotizzando un percorso di empowerment. Inoltre il costante contatto con il territorio per l’inserimento delle donne all’interno di realtà lavorative private, dà la possibilità di sensibilizzare ed informare più persone sulla tematica della violenza domestica potendo creare una rete territoriale di sostegno e supporto.

Come viene messo in atto concretamente?

All’interno del progetto sono state attivate delle borse lavoro per la formazione delle donne in varie aziende del territorio. Inoltre è stata attivato, per uscire dall’isolamento e potenziare il saper fare, un laboratorio creativo che vede coinvolte cinque donne. Il laboratorio, denominato Lab, è nato con lo scopo di potenziare il legame territorio-persone attraverso l’esperienza formativa per nuove figure professionali, recuperando la memoria di un valore che caratterizza la cultura del territorio stesso. Il focus del progetto è lavorare sulla persona, attraverso un processo di empowerment che miri ad integrare il concept sociale con una visione imprenditoriale: saper Essere per saper Fare. Le donne coinvolte nel laboratorio stanno acquisendo le capacità per progettare e realizzare complementi di arredo e accessori moda utilizzando pelle di bufala. Il valore di apprendimento professionale si inserisce sullo sfondo di un ciclo produttivo già presente sul territorio – il Lazio è la seconda regione di Italia per allevamenti di bufale – ipotizzato un processo di economia circolare che comprenda l’utilizzo della pelle, considerata “scarto” del ciclo economico locale. La pelle di bufala è più spessa e coriacea di quella del bovino e ha una colorazione nero ardesia tendente al rossiccio. Una sua caratteristica, ritenuta una dei suoi difetti principali, è quella di essere “segnata” dalla vita dell’allevamento. Il camouflage del segno non è solo il recupero creativo della pelle scartata e reinserita nel ciclo produttivo, ma diviene – ad un secondo livello di lettura – l’espediente per rielaborare un trauma nell’ambito delle relazioni interpersonali.

Patrizia Ciccarelli è nata nel 1957 e vive a Latina dal 1964. Dal luglio 2016 è Assessora alle politiche di Welfare e Pari Opportunità del Comune di Latina. Fin da giovanissima si è impegnata nella politica, nel sociale e nel volontariato. È tra le fondatrici del Centro Donna Lilith di Latina, associazione di volontariato nata nel 1986 a da allora al fianco delle donne, dei minori e delle minori vittime di violenza. Lavora dal 1985 come quadro amministrativo all’Icie – Istituto Cooperativo per l’Innovazione – Struttura Nazionale per la Ricerca e il trasferimento tecnologico di Legacoop, ricoprendo il ruolo di responsabile amministrativa e team leader di progetti obiettivo. Come volontaria del Centro Donna Lilith ha preso parte a numerosi progetti, coniugando alla conoscenza delle tematiche le competenze di tecnica manageriale derivanti da oltre 30 anni di esperienza professionale maturata nel campo della progettazione, pianificazione e realizzazione degli obiettivi di progetto.

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