Tristezza nei bambini: come affrontarla?

tristezza bambini
Foto di Ben Kerckx da Pixabay

“L’infanzia viene considerata un’età spensierata, scevra da problemi e da difficoltà. Ai bambini, infatti, spesso non viene attribuita la possibilità di dover affrontare piccole e grandi sfide, anche complesse. Durante l’infanzia, secondo alcuni, non si può che essere sempre felici. In realtà, non è così. Sentimenti di paura, rabbia e tristezza nei bambini sono molto frequenti. Anche i piccoli, infatti, incontrano fatiche, sofferenze e problemi. Nella nostra società un’emozione molto difficile da accettare sembra essere la tristezza. Culturalmente, la tristezza nei bambini è difficile da accogliere, perché attiva nell’adulto emozioni complesse. Vedere un bimbo triste, infatti, crea sofferenza nell’adulto che non sempre riesce a gestire. Solitamente la tentazione è quella di fermare la tristezza nei bambini, suggerendo di non piangere o cercando di sdrammatizzare l’evento. Si cerca, dunque, di sviare l’attenzione su altro. In altri casi, si prova a rallegrare il bambino, negandogli l’emozione provata. Altra volte, invece, si sollecita il piccolo a non piangere, intimandogli di essere forte o di non fare la “femminuccia”, cadendo pericolosamente in stereotipi sessisti” – spiega Annabell Sarpato, psicologa e fondatrice del blog Psicologia per Bambini Felici. 

Anche i bambini, quindi, hanno diritto a essere tristi: ce ne può parlare?

La tristezza nei bambini, al pari delle altre emozioni, non deve essere eliminata. Ogni emozione è importante e merita di essere vissuta. Reprimere un’emozione, infatti, non la elimina. Al contrario, la relega in altro. Ovviamente, ogni genitore cerca di proteggere il proprio bambino dalla sofferenza, ma non sempre questo è possibile. Anzi, a volte, iperproteggere i bambini da piccole frustrazioni può essere controproducente. Quello che si può fare, però, è offrire loro strumenti per gestire l’emozione al meglio. L’educazione emotiva diventa uno strumento fondamentale per far sentire i bambini compresi e accolti nelle loro emozioni. Qualunque esse siano. Anche per la tristezza nei bambini, come per le altre emozioni, dunque, l’educazione emotiva gioca un ruolo fondamentale. Accogliere l’emozione, attribuirle un nome e aiutare il bambino a gestirla nel modo più funzionale diventa centrale per il benessere del piccolo.

Cosa possono fare concretamente gli adulti di fronte alla tristezza nei bambini?

Il primo passo è iniziare a pensare che la tristezza sia un’emozione che occorre esprimere. Essa è funzionale, aiuta a lenire il dolore. Non serve reprimerla, perché così facendo non scompare. È meglio accettarla e viverla. È importante concedere e concedersi il diritto di essere tristi, perché solo in questo modo la sofferenza può essere elaborata. Reprimerla, al contrario, porta il bambino a chiudersi, e a trasformare la tristezza in altro, come, ad esempio, in rabbia. È molto diffusa, infatti, l’incapacità di distinguere tra rabbia e tristezza. Ma questo si può notare non solo nei bimbi. Anche nei grandi, infatti, la difficoltà di discernere tra queste due emozioni è sempre più evidente. Imparare fin da piccoli, invece, che la tristezza è un passaggio centrale per affrontare il dolore è fondamentale. È un insegnamento davvero molto importante. Anche il pianto, spesso doloroso per chi si trova spettatore, è funzionale. Piangere, infatti, serve a buttare fuori le lacrime e a elaborare la tristezza.

Annabell Sarpato è psicologa e fondatrice del blog “Psicologia per Bambini Felici” (https://www.annabellsarpato.com)

© RIPRODUZIONE RISERVATA