“Dalla distruzione, ricreare bellezza”

Vaia Wood
Federico, Giuseppe e Paolo sono un gruppo di giovani imprenditori con l’obiettivo di realizzare un nuovo modello di business, incentrato sulla sostenibilità, l’artigianalità Made in Italy e l’economia circolare. Sono i creatori del progetto Vaia, un nuovo modo di creare oggetti senza depauperare materie prime, fornendo una risposta concreta alle conseguenze dei cambiamenti climatici

Poco più di anno fa, più di 42 milioni di alberi nel Nord-Est dell’Italia sono stati abbattuti dalla tempesta Vaia. L’impatto sul territorio è stato devastante. Oggi, recuperare quel legno caduto diventa fondamentale per sostenere le comunità locali e ripristinare l’equilibrio dell’ecosistema. È così che nasce Vaia: un nuovo modo di creare oggetti senza depauperare materie prime, fornendo una risposta concreta alle conseguenze dei cambiamenti climatici. Ce ne potete parlare?

Il nostro progetto è nato da un semplice quesito: è possibile rispondere in modo concreto alle conseguenze di un disastro climatico? Se sì, come? Abbiamo pensato a lungo alla questione e siamo giunti a una conclusione: ripartire dalla distruzione per creare qualcosa di nuovo, qualcosa di bello. Così nasce Vaia, che dall’essere una tempesta diventa un amplificatore in legno totalmente naturale, realizzato dagli abeti e dai larici recuperati dalle zone colpite dalla tempesta. Abbiamo voluto dare al nostro prodotto un design iconico, portatore di un messaggio più grande: risvegliare la coscienza collettiva “amplificando” l’attenzione sul problema ambientale. Pertanto abbiamo deciso di investire sull’amplificazione data dalla conformazione naturale del legno. Il valore simbolico di Vaia, unito al suo elevato valore estetico, rappresenta il nostro punto di forza ed è ciò di cui siamo orgogliosi.

Ma voi avete dichiarato di voler fare molto di più: al fine di tutelare le comunità e i territori esposti al rischio idrogeologico, Vaia si impegna a piantare un albero per ogni prodotto venduto. Per voi la sostenibilità economica, quindi, esiste nella misura in cui la sostenibilità ambientale è il risultato diretto della vostra attività d’impresa?

Noi crediamo che sia necessario ripensare il nostro modo di fare impresa, non solo perché diventi più sostenibile, bensì perché generi benefici concreti per l’ambiente, il territorio e la comunità. Riutilizzare materie prime “di scarto” per realizzare oggetti di design raffinati, eleganti e unici è un modo per restituire dignità alle risorse naturali di un ecosistema colpito da una calamità. Tanti studi confermano che i consumatori tendono a premiare i prodotti green ed eco-friendly: spetta a noi giovani offrire soluzioni originali su questo trend in forte crescita, coniugando il lato economico con il lato ambientale e sociale. Il business del futuro deve inderogabilmente riconsiderare l’impatto del suo operato, non solo in negativo ma soprattutto in positivo: quali benefici sto portando alla società, all’ambiente, al territorio? Dunque confermiamo che per noi la sostenibilità, economica ambientale, è il risultato diretto della nostra attività come startup.

Quali sono i vostri progetti per il futuro e quelli già portati a termine?

Sì, ce ne sono diversi nel cantiere, perché crediamo che il nostro modello di business sia applicabile a tanti altri contesti, dai cataclismi climatici agli sprechi di risorse naturali. Il nostro obiettivo rimane sempre ridare una seconda vita a quelle materie prime ritenute, per vari motivi, “inadoperabili”. Però, nei prossimi mesi la nostra priorità sarà il recupero del legno caduto nelle Dolomiti, poiché c’è tanto da fare e noi intendiamo lavorare con impegno, risolutezza e focus sul territorio. Finora abbiamo ottenuto risultati significativi: in 3 mesi abbiamo venduto più di 5000 cubi, grazie alle tante persone che hanno creduto e che ci hanno manifestato il loro sostegno e anche il loro affetto. In estate, in Panarotta, ripianteremo i primi 1000 alberi, con la collaborazione di Etifor, spin-off dell’Università di Padova. Confidiamo di continuare così, il nostro team è forte e coeso e siamo sicuri di essere ancora all’inizio di questa straordinaria storia di speranza, resilienza e rinascita.

Federico, Giuseppe e Paolo sono un gruppo di giovani imprenditori con l’obiettivo di realizzare un nuovo modello di business, incentrato sulla sostenibilità, l’artigianalità Made in Italy e l’economia circolare. Paolo, classe 1994, viene dalla provincia di Rovigo, studia Economia a Ferrara e consegue la laurea magistrale in International Management presso la stessa città. Nel frattempo trascorre un periodo di studio in Polonia. Adesso lavora a Verona come Analista funzionale. Giuseppe nasce nel 1992 a Catania, si laurea prima in Lettere e poi in Comunicazione pubblica e d’impresa. Durante gli studi svolge un tirocinio come giornalista a Bruxelles. Successivamente vince una borsa di studio per un Master in Marketing in Bocconi. Ora lavora a Roma come Market developer. Federico, nato nel 1991 a Borgo Valsugana, provincia di Trento, è laureato in International Management e ha alle spalle due Exchange programme, uno in Belgio e uno in Giappone. Attualmente lavora nel Dipartimento Risorse Umane della NATO. È la mente che ha ideato il progetto Vaia.

 

 

 

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