“Essere diventata mamma è stato un arricchimento del mio percorso di donna e di artista”

Giulia Di Quilio
La versatilità di interprete di Giulia Di Quilio la porta ad abbracciare diverse forme di spettacolo: dal teatro di prosa al burlesque, da Plauto a Gino Landi, passando per la soap e il cinema d’autore

Hai in programma una tournée come protagonista dello spettacolo “Un passato senza veli” uno spettacolo da te scritto, diretto e interpretato sulle grandi dive del Burlesque. Cosa ha significato raccontare e rivivere le storie di queste donne coraggiose, imprevedibili e, soprattutto, femministe?

Sono personaggi che amo profondamente, donne forti e soprattutto donne risolute, che affrontano anni come quelli della Grande Depressione investendo tutto su loro stesse. Personaggi poco conosciuti in Italia. Nel 2016 ho scritto un libro dal titolo “Eros e Burlesque” per la Gremese editore e durante lo studio preliminare su fonti prevalentemente americane -purtroppo le pubblicazioni italiane sul tema erano poche e generiche – mi sono imbattuta in queste donne incredibili. E più approfondivo la ricerca, più queste figure mi parlavano e si imponevano alla mia attenzione, collocandosi idealmente “al centro della scena”. Continuando a studiarle e a raccontarle sulla pagina, mi immedesimavo completamente in loro, ritrovando, tra le pieghe di quelle vite, le mie stesse difficoltà, gli stessi sogni, insomma: il passato non mi era mai sembrato così contemporaneo. Da qui, immediata, la voglia di portare in scena, in forma di monologo, alcuni degli “incontri” in cui mi ero imbattuta, tentando – grazie alla mia doppia esperienza di attrice e di performer burlesque – una sintesi tra i due linguaggi. Il merito della drammaturgia dello spettacolo, dalla pagina alla scena, lo devo però a mio marito Valdo Gamberutti, scrittore e autore teatrale e televisivo.

Oltre che per il teatro, sei un’artista trasversale che ha lavorato anche per il cinema, la televisione e la radio. Come e quando hai scelto di diventare un’artista?

Da sempre mi verrebbe da dire. Da quando a cinque anni facevo le recite per i mie fratelli più piccoli. Ma poi hanno contribuito tutte le scelte fatte, anche nella formazione, a partire dal Liceo Artistico fino ad arrivare ai laboratori teatrali seguiti una volta arrivata a Roma. Mi piace esprimermi attraverso le arti performative, che sia teatro, cinema o tv, mi piace usare il mio corpo come strumento di lavoro e come mezzo espressivo.

Essere un’artista comporta anche un costante lavoro su se stessi per calarsi al meglio nei panni dei personaggi che, di volta in volta, si sceglie di impersonare. Come ti ha aiutato questo nella tua vita e nell’essere diventata mamma di due gemelli?

Fare l’artista è un percorso in continua evoluzione, che non assicura mai un “punto di arrivo”. I risultati conquistati passano velocemente e subito si sente il bisogno di diventare altro, perché nel frattempo, grazie alla vita e alle esperienze, sei già “diventato altro” e hai bisogno di comunicarlo. In questo tipo di percorso, la crescita umana va di pari passo con quella artistica, per questo penso che essere diventata mamma, sia stato un ulteriore arricchimento del mio percorso di donna e di artista. Diventare genitore ti mette davanti a mille difficoltà, ma allo stesso tempo ti regala alcuni privilegi davvero speciali, come vedere “nel passato” della gente. Si riescono a comprendere molte cose dell’animo umano attraverso i bambini, e questo non può che arricchire ad ogni livello, una persona sensibile.

La versatilità di interprete di Giulia Di Quilio la porta ad abbracciare diverse forme di spettacolo: dal teatro di prosa al burlesque, da Plauto a Gino Landi, passando per la soap e il cinema d’autore. Nel suo stile si intrecciano razionalità e istinto, sensualità antica e sensibilità contemporanea. Ha partecipato al film premio Oscar La Grande Bellezza di Paolo Sorrentino (2013), ha interpretato il personaggio di Clara Fiorito nella soap Un posto al Sole ed è stata coprotagonista del film Non è vero ma ci credo (Stefano Anselmi, 2018). Presto in scena in un vero e proprio One-Woman Show: Un passato senza veli – Le grandi dive del burlesque, spettacolo a metà tra prosa e performance, tra elegia e affabulazione, per far rivivere i destini e le storie (complesse, struggenti, imprevedibili) delle pioniere dell’arte dello “Strip”, perlopiù sconosciute nel nostro Paese.

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