La fame nervosa è legata alle emozioni

Fame nervosa
Alessia Romanazzi è psicologa e psicoterapeuta

All’interno di una dieta, creata da un nutrizionista, quali strategie si possono mettere in campo per controllare gli attacchi di fame nervosa?

So che le strategie per controllare gli attacchi sono sempre attesissime, ma c’è un però: non funzionano. Sono bellissime da leggere sulla carta, ci convinciamo che funzionino e per 1-2 volte magari portano anche al successo. Nel lungo periodo, tuttavia, si torna a smangiucchiare quanto e più di prima. Perché? Lo spiego nella prossima risposta!

Quali possono essere le ragioni che portano a mangiare in maniera incontrollata?

La fame nervosa ha sempre a che fare con emozioni represse/inascoltate e più le reprimiamo (con strategie veloci, poco avvezze all’ascolto di se stessi) e più le emozioni si mettono a urlare e, spesso, lo fanno attraverso la fame nervosa. Anche se sembra non sia accaduto nulla di trascendentale, sotto ogni abbuffata c’è un’emozione che non riusciamo ad ascoltare e che si esprime attraverso il cibo. Capita spesso in momenti (tipo il tardo pomeriggio, dopo un’intensa giornata di lavoro o di studio) di noia, rabbia, tristezza. In genere, funziona così: accade qualcosa e, prima di poter sentire l’emozione che ne deriva, le tarpiamo le ali con il cibo.

Per una persona che si rivolge a un nutrizionista, può essere utile lavorare anche con uno psicologo?

Dipende dai casi. Se l’obiettivo è quello di imparare a mangiare in maniera equilibrata non è necessario; non tutte le persone in sovrappeso o obese soffrono di fame nervosa, alcune fanno “semplicemente” fatica a gestire i pasti. Quando si smangiucchia spesso al di fuori dei pasti e si ha l’impressione di farlo a causa delle emozioni, allora sì, può essere utile lo psicologo. In linea di massima, si può iniziare con il nutrizionista e valutare con lui cosa sia opportuno.

Alessia Romanazzi è psicologa e psicoterapeuta (http://www.alessiaromanazzi.com). 

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