“Non é stato un cambiamento indolore, ma ne è valsa senz’altro la pena”

Fuerteventura
Alice e Monica Agoni da Gorlago, paesino in provincia di Bergamo, si sono trasferite a Fuerteventura e hanno deciso di aprire il bistrot vegano Happy Cactus

Da Gorlago, paesino in provincia di Bergamo, vi siete trasferite a Fuerteventura e avete deciso di aprire il bistrot vegano Happy Cactus. Cosa vi ha portato a fare questa importante scelta?

Io, Monica, da 2 anni vivo a Fuerteventura, dove ho raggiunto mia sorella Alice, suo marito e i miei 3 nipoti. Attraversavo un momento della mia vita in cui avevo bisogno di risposte, di nuovi stimoli, di provare a vivere senza tutte le certezze che fino a quel momento mi ero costruita ed uscire dalla mia zona di confort. Così quando hanno avviato l’attività che tutt’ora gestiamo insieme, ho deciso di partire, prima per soli 2 mesi e mezzo e poi per restare. Lasciare tutto e partire non è così facile come sembra. Questa esperienza mi ha insegnato a spogliarmi del superfluo, uscendo dai canoni della società nella quale sono vissuta tutta la mia vita, a essere chi sono senza paura e più consapevole dei miei punti di forza e dei miei difetti, è stato ed è un bellissimo viaggio alla scoperta di me. Anche se non posso negare che a volte mi sono mancati i miei punti di riferimento, sono stata fortunata perchè le persone a me care non mi hanno mai lasciato sola e hanno continuato a essere presenti. Io, Alice, ho sempre avuto un rapporto altalenante con la mia città, tant’è che sin da giovanissima ho cominciato a viaggiare e a collezionare esperienze all’estero. Dopo la laurea sono partita immediatamente e sono tornata nel luogo di cui mi ero innamorata anni prima, Los Roques, nei Caraibi Venezuelani, un paradiso dove ho aperto con mio marito, venezuelano di nascita e bergamasco adottivo, un piccolo bar prima e un bed & brekfast poi, fino alla nascita del mio primogenito che ci ha riportato nel mio paese natale: Gorlago. Alla ricerca poi di un luogo dove i nostri figli, Damian, Elias e Luna, potessero vivere vicino all’elemento del quale tanto sentivamo la mancanza, il mare, abbiamo scelto la terra dell’eterna primavera: le Canarie. Il luogo di Fuerteventura che abbiamo scelto, El Cotillo, è un piccolo paesino di pescatori, nell’estremo nord ovest dell’isola. Ci siamo innamorati della pace e dei colori e abbiamo pensato che fosse la perfetta via di mezzo tra l’isola deserta dei Caraibi alla quale abbiamo regalato una metà del nostro cuore e le inevitabili esigenze di una famiglia. Mi hanno sempre detto, sin da piccola, che non potevo stare ferma, ed in effetti non è passato più di un mese dal nostro arrivo quando abbiamo deciso di inaugurare l’apertura di quella che poi è diventata l’attività di famiglia, quando mia sorella ci ha raggiunti a inizio 2018.

Quali sono i lati positivi e negativi di vivere a Fuerteventura?

Purtroppo gli impegni lavorativi non ci permettono di tornare spesso a casa, quello che ci manca di più però è sicuramente il verde…sì, Fuerteventura è un’isola vulcanica e il paesaggio non è esattamente quello collinare che vedevamo dalla finestra di casa. L’isola è incantatrice dal punto di vista naturalistico. Per chi ama lo stretto contatto con la natura è senz’altro il posto giusto! Impari ad amare i giorni di pioggia, a stupirti per un fiore in primavera, a scoprire tutti i colori del mare, e le sfumature dei tramonti. Abitui i tuoi occhi a cieli stellati e alle notti di luna piena. D’altro canto devi accettare il compromesso di non essere circondato dal verde e di vivere sempre in primavera, oltre che a fare a meno di molte comodità alle quali si è abituati da sempre, ma è un cambio indolore e che vale senz’altro la “pena”.

In un’intervista avete dichiarato di esservi trasferite “sempre con la stessa passione per la cucina, l’accoglienza e per un qualcosa da costruire che parlasse di noi». Ce ne potete parlare?

Negli ultimi 3 anni abbiamo investito tutte le nostre energie nella realizzazione di un sogno che si chiama Happy Cactus, un piccolo locale dove serviamo cibo vegano, km0 e biologico, cucinato sapientemente da mio cognato Jesus e un piccolo store con i prodotti che utilizziamo per la preparazione dei nostri piatti. L’inizio non è stato semplice, arrivati da poco e con una attività vegana in un paesino di pescatori… credo ci abbiano aiutato la nostra voglia di fare, e il credere fermamente in questo progetto. Qui abbiamo avuto la possibilità di dare anche maggiore spazio a progetti che abbiamo sposato in toto, come quello di Tantemani, un’associazione del Patronato San Vincenzo, di Bergamo, che aiuta, appunto, le donne resilienti che dopo aver affrontato problemi di vario genere, sono pronte a ricominciare. Spinosa è il nome del Cactus che le racconta e ci racconta, ed è diventato anche nostro. Con orgoglio raccontiamo e sosteniamo come “le spine non servano per ferire, se non per proteggersi”…ci rappresenta molto. Collaborare con un progetto così importante per le donne ci inorgoglisce. La vita è una scommessa e a chiunque può capitare di inciampare o di trovarsi in una situazione incomoda, sapere che possiamo, nel nostro piccolo, esserci, ci dà speranza per il futuro: uniti siamo più forti. Happy Cactus si riassume in poche parole: no planet b. Siamo impegnati su vari fronti per il rispetto del pianeta: l’abolizione della plastica di un solo uso – i nostri succhi sono serviti in vasi di vetro riciclati con Canù, la cannuccia di pasta biologica di un’azienda italiana-, l’utilizzo di prodotti km0. Sosteniamo con impegno anche The Animal Academy, un rifugio di animali da allevamento a Fuerteventura gestito da una coppia molto sorridente e con un amore spassionato per la vita…anche loro sono una famiglia. Happy Cactus è diventata davvero una grande famiglia. Tutto quanto esiste è stato fatto da noi, è fondamentale per noi che i nostri ospiti si sentano a casa. Siamo una famiglia molto unita, e tutto questo non sarebbe stato possibile senza l’appoggio incondizionato dei nostri genitori.

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