Classe 1996, salernitana e una forza interna rara da trovare. Anna Adamo è una ragazza come molte altre ma dalla nascita si trova ad affrontare una malattia, la tetraparesi spastica. In questa intervista proviamo a capire cosa significa per lei avere una forma di disabilità.

Intervista ad Anna Adamo: 

Poco più di vent’anni, autrice di un libro e una determinazione invidiabile. Chi è Anna in 5 parole?
Descrivere Anna in cinque parole, mi risulta davvero difficile, perché sono cosciente del fatto che non basterebbe neanche un libro per poterlo fare. Però, ci provo lo stesso: Anna è una ragazza molto ambiziosa, determinata, testarda, forte, schietta.

Dicevi che sei appassionata di moda e di make up: anche nella moda ci sono ottimi modelli di donna ai quali ispirarsi per determinazione e integrità. Penso solo a Coco Chanel, a Tory Burch o a Stella McCartney. Che cosa ti piace di questo mondo? Hai un modello di ispirazione?
Sono appassionata di moda e make up, ma non nel senso che questo mondo mi piaccia. Amo prendermi cura del mio corpo, sono attenta all’estetica, perché ritengo sia un biglietto da visita. Ma non ho aspirazioni in questo ambito. E soprattutto, non ho alcun modello da seguire, voglio essere me stessa e non seguire mode. Ritengo che in questa vita chi è se stesso vince a prescindere da tutto.

Essere disabili oggi

Mai come in questi anni, l’omologazione tra i giovani sembra a volte la condizione per far parte del branco. Un branco che richiama epoche ancestrali lontane ma attualissime, forse per l’incertezza e la crisi che regna sovrana. Cosa vuol dire avere una disabilità in questi anni?
Avere una disabilità in questi anni, significa essere considerata il “nulla”, colei da tenere lontana, neanche avesse la peste. Per la società, una persona disabile non è mai abbastanza bella o intelligente, si è erroneamente del parere che le persone con disabilità non potranno mai arrivare da nessuna parte. Si è semplicemente un oggetto nelle mani di persone che non vanno mai oltre l’aspetto fisico.

A volte si sente dire che i bambini sono cattivi. Io preferisco dire che sono diretti e ancora poco socialmente inibiti. Tu di che idea sei? Quale è stata la cosa più difficile da affrontare nel tuo percorso scolastico?
Sono dell’idea che i bambini non siano cattivi. Ciò che in realtà manca è l’educazione verso la diversità. Bisognerebbe spiegare ai bambini (e non solo, a volte ho l’impressione che bisognerebbe spiegarlo anche agli adulti) che la disabilità è solo una sfumatura dell’uguaglianza. Un qualcosa da cui apprendere ciò che non si ha.
Durante gli anni della scuola è stato difficile farmi prendere sul serio dagli insegnanti, molti ritenevano che nonostante fossi molto brava, non ce l’ avrei fatta a continuare gli studi, a causa della mia disabilità (esclusivamente di tipo motorio e non cognitivo). Ho dovuto lottare per far comprendere loro quanto sbagliassero sul mio conto. E oggi, posso dire di esserci riuscita. Ho terminato la scuola, ho scritto un libro e studio giurisprudenza. Sono fiera di me e del mio percorso.

Intervista ad anna adamo
Anna Adamo è autrice del libro “La disabilità non è un limite”.

Un esempio per chi si sente diverso

Fortunatamente negli ultimi anni, l’educazione e il progresso in campo medico aiutano a ridurre la distanza tra chi ha disabilità e chi no. Personaggi come Bebe Vio per esempio, diventano sempre di più il simbolo della possibilità di vivere al 360° comunque. Cosa ne pensi?
Sicuramente il progresso aiuta a diminuire la distanza tra chi è disabile e chi no, però si può e si deve fare di più. Persone come Bebe Vio costituiscono grande esempio di forza, però devo anche dire che quando si tratta di personaggi noti come lei, tutto è sicuramente più semplice. Il problema lo hanno le persone comuni, spesso abbandonate dalle istituzioni e prive di possibilità di curarsi. È a loro che bisogna dar voce, sono loro che a volte dovrebbero andare in televisione per spiegare come realmente stanno le cose e non personaggi già noti.

Che cosa vorresti insegnare a tutte le ragazze che per qualche ragione (fisica, estetica, caratteriale) si sentono diverse dal resto dei loro coetanei?
Direi loro di guardarsi intorno e rendersi conto del fatto che esistano problemi peggiori di qualche chilo di troppo o del non avere abiti firmati. Inoltre, consiglierei, se proprio ritengono che i loro siano problemi, di farsi coraggio e provare a cambiare le cose, perché volere è potere, tutto il resto è una scusa! Piangersi addosso non serve a nulla.

Grazie Anna. Continua così.

Photo credits: Natascia Miranda Fotografa

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