Occorre riflettere sul potere delle parole

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Vera Gheno è sociolinguista specializzata in comunicazione digitale, docente all’Università di Firenze e per 20 anni collaboratrice dell’Accademia della Crusca

Lei è autrice del libro “Potere alle Parole”. Come mai ha scelto questo titolo e quale messaggio vuole comunicare?

La mia idea, che nasce dall’osservazione ventennale della relazione degli italiani con la loro lingua, è che ognuno di noi può fare la sua parte per usare meglio l’italiano, che non ha bisogno di essere “salvato” o “preservato”, perché tutto sommato è in buona salute, ma va amato, rispettato e impiegato al meglio delle proprie competenze. Occorre riflettere sul potere delle parole – che solo noi umani possediamo: sono una caratteristica che ci differenzia da tutte le altre specie animali che vivono sulla terra – per ridare, appunto, il giusto potere alle parole.

Oggi più che mai, non viene dato molto peso alle parole che si sceglie di utilizzare e spesso diventano come veri e propri proiettili. Come e perché possiamo utilizzarle meglio?

Per me, la chiave della felicità linguistica si cela nell’avere la giusta consapevolezza e il corretto senso di responsabilità rispetto all’impiego delle parole nel modo più appropriato, a seconda del contesto in cui ci troviamo. Sarebbe un errore irrigidirsi su un solo registro linguistico, per quanto alto: la sfera comunicativa del presente richiede, invece, grande adattabilità, elasticità e disponibilità a mettere in dubbio le proprie conoscenze. Solo così ci si può continuare ad arricchire. Non esiste “parlare e scrivere bene” in assoluto: esiste, invece, parlare e scrivere nel modo richiesto dal contesto, dagli interlocutori, dalle coordinate spaziotemporali in cui ci troviamo, dal medium che usiamo… E il perché, beh, è facile: scrivere e parlare bene (nonché saper leggere e ascoltare in modo “attivo”) sono competenze che ci rendono non solo persone migliori, che si possono trovare a proprio agio in ogni possibile contesto, ma anche più capaci di vivere in una società iperconnessa e ipercomplessa, tutt’altro che semplice da gestire, anche dal punto di vista cognitivo.

In che modo la libertà di una persona passa dalla conquista delle parole?

Le parole servono fondamentalmente per tre scopi: parlare di sé (la parola come atto di identità), parlare con gli altri (la parola come relazione), parlare del mondo (la parola come mezzo di comprensione della realtà). Penso che una persona che non ha controllo sui propri atti di identità, che non sa essere un “animale sociale” e che non comprende il mondo che la circonda, rimanendo magari vittima di manipolazioni e notizie false perché non riesce a cogliere i segnali – sovente linguistici – che potrebbero aiutarla a rendersi conto di essere presa in giro, non possa dirsi davvero libera. E, dal mio punto di vista, possiamo continuare a lamentarci della “ggènte”, dell’imbecillità altrui e di chi se ne approfitta, oppure rimboccarci le maniche e lavorare per diventare tutti più resistenti a questo tipo di sollecitazioni. Io penso che questo passi da un lavoro di riflessione: sulla parola in senso lato, ma anche sulle proprie parole.

Vera Gheno è sociolinguista specializzata in comunicazione digitale, docente all’Università di Firenze e per 20 anni collaboratrice dell’Accademia della Crusca

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