L’insonnia può avere a che fare con energie interiori inutilizzate?

Luca Mazzotta
Luca Mazzotta è psicologo, psicoterapeuta e psicoanalista ASP

La parola a Luca Mazzotta è psicologo, psicoterapeuta e psicoanalista ASP

In un certo senso sì, se per energie interiori inutilizzate intendiamo qualcosa che è rimasto “incompiuto” e che facciamo fatica a mettere temporaneamente da parte. Passare dalla veglia al sonno, da un punto di vista psicologico, è tutt’altro che un’operazione banale. Nel Macbeth di Shakespeare il sonno è la morte della vita di ogni giornata. Per addormentarsi è necessario abbandonare una condizione in cui abbiamo il controllo volontario delle nostre azioni, in cui possiamo rispondere alle sollecitazioni dell’ambiente ed in cui possiamo intervenire sull’ambiente modificandolo per perseguire quelli che sono i nostri scopi. Mi spiego meglio: durante il giorno la nostra mente porta avanti tutta una serie di “progetti”, di “investimenti”. Cerchiamo di creare attivamente le condizioni migliori per sentirci al sicuro, protetti, gratificati, soddisfatti, amati ecc. Queste condizioni vengono create all’interno dei contesti che viviamo: relazionali, lavorativi, affettivi ecc. La nostra mente è ovviamente impegnata a monitorare di continuo queste situazioni, in modo da garantirci il miglior equilibrio emotivo ed affettivo possibile. Addormentarsi però significa perdere il controllo su tutto ciò, lasciare “in sospeso” questi progetti, almeno per la notte. Ecco che se questa operazione, che consiste nel mettere in stand-by i nostri progetti, è sentita come pericolosa, si fa fatica a prendere sonno o a mantenerlo per un tempo sufficiente.

Come è possibile migliorare l’insonnia modificando le nostre abitudini diurne?

Se il problema è lieve si può cercare, con opportuni accorgimenti, di “disinvestire” gradualmente l’attenzione dalle attività diurne: in questo senso le piccole abitudini, i “rituali” possono venirci in soccorso. Basti pensare ai bambini ed a come sia importante per loro ripetere le stesse azioni prima di addormentarsi: lavarsi i denti, togliere i vestiti, indossare il pigiama, augurare la buonanotte ai familiari, la lettura di una storiella. In questo modo la mente “abbandona” temporaneamente gli investimenti diurni e si affida al sonno. È soprattutto nell’ultima parte della giornata che è necessario iniziare a prepararsi al sonno, a lasciare andare gli “oggetti”, i progetti, gli “investimenti” diurni. Per far questo è però necessaria una notevole dose di fiducia in sé e nel mondo. Addormentarsi è un processo fisiologico ma questo non significa che sia un evento banale: se non si ha sufficiente fiducia di poter abbandonare qualcosa e di poterla ritrovare o ricreare il giorno dopo, l’addormentamento può essere problematico. In questo caso non ci troviamo più davanti ad un disturbo lieve o transitorio e può essere necessario un intervento psicoterapeutico. I farmaci aiutano poco (e solo temporaneamente) poiché tendono a indurre dipendenza e assuefazione; i farmaci comunque non intervengono sulle cause che rendono difficile l’addormentamento o la continuazione del sonno.

Quali sono le persone maggiormente a rischio di insonnia?

Escludendo cause organiche o dovute all’età – in età avanzata si tende a dormire meno – da quanto detto sinora emerge piuttosto chiaramente che le persone che, caratterialmente o per motivi situazionali, soffrono di stati ansiosi di una certa rilevanza sono quelle che più probabilmente possono sviluppare l’insonnia. Si tratta di persone che hanno bisogno di esercitare un monitoraggio continuo e intenso sugli altri e sull’ambiente circostante. Alla base però può anche esserci quello che comunemente viene indicato con un problema di “bassa autostima” oppure una tendenza paranoide: nel primo caso non si ha fiducia nelle proprie capacità e questo può generare depressione e ansia, nel secondo caso è l’ambiente ad essere minaccioso e quindi addormentarsi significherebbe abbassare la guardia e rendersi più vulnerabili. Non si deve invece considerare patologico uno stato di insonnia temporanea e transitoria dovuta a quelle situazioni che si vengono a creare nella vita di tutti: una separazione, la perdita del lavoro ecc. Il disturbo però non deve protrarsi eccessivamente: se si manifesta per più di due o tre giorni a settimana e se dura per più di un paio di mesi, è opportuno rivolgersi senza indugi ad uno specialista, soprattutto in quei casi in cui sembra che non vi sia una causa specifica, almeno a livello consapevole. Si deve tenere conto del fatto che il sonno è importantissimo e fornisce qualcosa di essenziale sia a livello fisiologico (la deprivazione del sonno infatti determina importanti e gravi ripercussioni fisiche) che a livello psicologico (durante il sonno l’attività cerebrale non cessa ma al contrario svolge importanti funzioni sia nella fase REM, in cui si verifica gran parte dell’attività onirica, che nelle fasi di sonno non-REM).

 

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