Nel “Pollaio Sociale” si uniscono relazioni e umanità

Pollaio Sociale
Simona Landi è responsabile comunicazione e promozione, project manager e responsabile servizi innovativi per la cooperativa Seacoop di Imola, che ha ideato il progetto “Pollaio Sociale” all’interno del centro diurno occupazione “La Tartaruga”

Come, quando e perché nasce l’idea del Pollaio Sociale a Imola?

L’idea del Pollaio Sociale nasce più o meno a fine 2015 da una nostra ex collaboratrice della cooperativa, che era un’agronoma e già si occupava del nostro orto sinergico. Il nostro pollaio è inserito all’interno di un centro diurno occupazionale La Tartaruga per ragazzi con una disabilità cognitiva live e media e sono proprio loro a occuparsene, insieme agli operatori e agli educatori della nostra cooperativa Seacoop di Imola. I ragazzi sono circa una ventina e del Pollaio Sociale se ne occupano, a rotazione, sei-otto persone, ormai diventati, nel corso del tempo, davvero competenti. Le galline hanno un’alimentazione naturale e, grazie alla presenza dell’orto sinergico nel centro in cui non viene utilizzato nessun tipo di pesticida, si cibano anche di nutrienti provenienti da esso.

Come funziona praticamente?

Noi abbiamo aperto alla fine del 2015 con il primo Pollaio Sociale composto da 35 galline ovaiole. Lo scorso anno, visto le numerose richieste, ne abbiamo realizzato, adiacente al primo pollaio, un secondo con altre 35 galline, ma questa volta livornesi, che fanno le uova con il guscio bianco. Attualmente tutte le 70 galline sono state adottate. Infatti, a fronte di un contributo di 100 euro all’anno, che è una donazione che viene fatta a favore del progetto, i privati possono decidere di adottare una gallina e ricevere all’anno circa 250 uova, perché il ciclo naturale di deposizione annuale si attesta più o meno su questa numerica. Gli adottanti, quindi, si possono recare al centro circa ogni settimana-dieci giorni ed è proprio questo che dà il valore sociale al progetto. In fatto che le persone vengano direttamente fa sì che si creino delle relazioni sociali tra gli adottanti e i nostri ragazzi: questo è un aspetto fondamentale del pollaio. Abbiamo anche avviato, all’interno del Pollaio Sociale, un progetto legato alla musica classica, partito lo scorso febbraio: circa 4-5 ore diffondiamo queste sonorità perché sembra, secondo alcuni studi scientifici, abbiamo un effetto di rilassamento sugli animali. E quasi da subito, anche se sono pochi mesi di test, abbiamo notato come la produzione di uova sia aumentata.

E per chi volesse replicare il progetto?

Abbiamo messo in cantiere, inoltre, un discorso di replicabilità del progetto. Noi abbiamo depositato sia il marchio sia il progetto, che ora sono protetti da copyright e non copiabili. Ma il nostro obiettivo è quello di fare da incubatore e che il Pollaio Sociale possa essere replicabile in molte altre parti d’Italia. Qualsiasi ente dal no-profit, quindi, può replicare il nostro progetto con tutta una serie di condizioni e il nostro supporto, a fronte di una fee annuale e un riconoscimento della nostra proprietà intellettuale. E siamo molto contenti di farlo perché questo è un progetto che può essere dedicato a disabili, anziani, bambini, a tutte quelle fasce più fragili della società. Il nostro messaggio è “noi ci siamo”.

Simona Landi è responsabile comunicazione e promozione, project manager e responsabile servizi innovativi per la cooperativa Seacoop di Imola, che ha ideato il progetto “Pollaio Sociale” all’interno del centro diurno occupazione “La Tartaruga”.

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