Nuotare è la mia passione più grande

Simona Quadarella
Photo Credit: Courtesy Of Fastweb

Poco più che ventenne – è nata il 18 dicembre del 1998 – Simona Quadarella è uno dei più fulgidi talenti dello sport a livello nazionale. Merito di sensazionali vittorie agli ultimi Campionati europei di Nuoto di Glasgow e prima ancora ai Campionati mondiali di Gwangju. Le abbiamo chiesto qual è suo segreto e indovinate cosa ci ha risposto? La passione.

Hai iniziato a nuotare quando avevi solo otto anni e da allora non hai più smesso. Cosa rappresenta per te il nuoto?

È una passione che mi hanno trasmesso mio padre e mia sorella, che essendo più grande ha iniziato a nuotare prima di me. Oltre a essere il mio sport da sempre, oggi è anche il mio lavoro. Nuotare è la mia passione più grande, tutta la mia vita gli ruota intorno e i miei obiettivi più importanti riguardano questa disciplina.

Fare nuoto a livello agonistico impone tanti sacrifici, oggi ma anche in passato quando andavi a scuola e il nuoto ti sottraeva tempo per te e i tuoi amici. Cosa ti ha dato lo sport di ineguagliabile?

Il nuoto mi ha formata fin da piccola, soprattutto ai tempi della scuola. È difficile, ma credo che, alla fine, si tratti solo di una questione di organizzazione tra i compiti in classe, le interrogazioni e i compiti a casa e gli allenamenti. Lo sport mi ha insegnato tantissimo e mi ha fatto crescere tanto su diversi punti di vista.

Quando – secondo te – ha senso per un bambino prima e un ragazzo poi sacrificarsi per praticare uno sport a livello agonistico? O meglio ha sempre senso?

Credo che il sacrificarsi per uno sport abbia senso solo quando – come è successo a me – c’è passione. Penso che fin dai primi anni di vita sia importante per ogni bambino pratichi uno sport e continui a farlo anche quando cresce. Non sto parlando di discipline a livelli agonistici, ma di esercizio fisico che dovrebbe essere presente nella vita di ogni ragazzo e di ogni adulto.

In una recente intervista hai dichiarato. “Se non faccio fatica mi annoio. Più fatico, più mi piace”. Cosa rappresenta la fatica per uno sportivo?

Mi piace la sensazione che provo alla fine degli allenamenti quando so di aver dato tutto. Al contrario se sento di non avere fatto del mio meglio, in allenamento o in gara, non sono soddisfatta. Quindi, più fatico e più vado forte. Più fatico maggiore è l’adrenalina che percepisco.

A chi ti ispiri nello sport? Chi sono i tuoi modelli di riferimento?

Non mi sono mai ispirata a grandi atleti. Da piccolina avevo un po’ il mito di mia sorella. Ora come ora, non ho modelli di riferimento. Indipendentemente dal fatto che si tratti di gara o di allenamento, cerco continuamente di migliorarmi, di fare meglio.

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