Più conoscerò me stesso e più conoscerò gli altri

Enrico Gamba
Enrico Gamba è psicologo, psicoterapeuta e ipnoterapeuta

Saper costruire relazioni autentiche, sane e positive ci permette di crescere ed evolverci ed è fondamentale per la salute, la durata e la qualità della vita. Ma per farlo dobbiamo prima imparare a stare davvero bene con noi stessi. L’intervista a Enrico Gamba, psicologo, psicoterapeuta e ipnoterapeuta

Nel periodo di lockdown, scattato a causa del Coronavirus tra marzo e aprile scorsi, e con il conseguente distanziamento è emersa sempre più chiaramente l’importanza delle relazioni umane e delle interazioni sociali. Come mai le relazioni sociali sono così indispensabili nella vita di ciascun individuo e condizionano il suo modo di pensare e le sue emozioni?
Noi esseri umani siamo esseri relazionali. Nasciamo e cresciamo in relazione. Più di qualsiasi altro essere vivente abbiamo bisogno delle relazioni per sviluppare appieno il nostro potenziale. Fin dai primi istanti di vita le relazioni primarie con le nostre figure di attaccamento ci permettono di costruire il tessuto stesso della mente, di acquisire quelle regole che utilizzeremo poi per interpretare e interagire con tutto ciò che incontreremo nella vita.

C’è un rapporto tra relazioni sociali e salute psicofisica? L’isolamento dalla socialità può provocare problematiche e criticità, nel breve o lungo periodo?
Sì, le relazioni sociali sono molto importanti per la nostra salute. Gli studi hanno mostrato quanto relazioni positive e di supporto siano fondamentali sia per la durata sia per la qualità della vita. Fin da bambini il nostro bisogno di “essere pensati” dall’altro ci guida nella vita. Tutti abbiamo bisogni di riconoscimento, affetto, appartenenza e quando questi bisogni vengono trascurati possiamo stare male. Per ciascuno sarà diverso in base allo specifico temperamento, agli apprendimenti passati, come anche alla concomitanza delle diverse fasi della vita, ma la relazione è per noi uomini paragonabile all’aria per le piante.

Quali sono gli elementi che ci fanno capire che un rapporto è realmente autentico e che stiamo vivendo una relazione di amicizia o di coppia serena e sana?
Il più macroscopico siamo noi stessi. Se ci accorgiamo che una relazione ci fa crescere, ci rende più forti e consapevoli, molto probabilmente sarà una relazione sana e positiva. Viceversa se dovessimo sentirci confusi, in difficoltà, a tratti agitati, forse dovremmo fermarci e valutare meglio la situazione.

Possiamo, quindi, parlare anche di attaccamento positivo o meno salutare nei rapporti. Quando questo avviene?
Assolutamente sì. La prima e più importante relazione di attaccamento è quella con la madre o con chi si prende cura di noi. Tipicamente questa relazione va a costruire dentro noi quei modelli che faranno da sfondo a tutte le relazioni successive. Se le relazioni saranno caratterizzate da supporto, ascolto, rispetto, consapevolezza, e più genericamente amore, allora esse andranno a costruire in noi una sempre crescente sicurezza. Purtroppo, alle volte, a causa di modelli disfunzionali appresi in passato, tendiamo a reiterare o ricercare difficoltà relazionali, insicurezza, chiusura e più in generale sofferenza.

Nella relazione con l’altro ognuno di noi porta molto anche di se stesso. Quanto è importante, quindi, stare prima bene con se stessi, per poi avere un rapporto positivo con gli altri?
Questa è la chiave di tutto. Se prima imparerò a stare davvero bene con me stesso, a conoscermi, a rielaborare e superare i miei modelli appresi, avrò molte più possibilità di costruire relazioni sane e consapevoli con gli altri. La consapevolezza gioca qui un ruolo cruciale. Più conoscerò me stesso e più conoscerò gli altri.

Quanto incide la capacità di essere empatici sull’opportunità di creare una relazione autentica?
È molto importante. La capacità di “sentire con l’altro” è una grande qualità umana. Alcuni, grazie a relazioni di attaccamento sicure, sviluppano appieno questa qualità già a partire dalle relazioni primarie della vita. Per altri la questione è di imparare a farlo. Il passaggio è sempre quello di conoscere se stessi. Se riesco a conoscere meglio me stesso riuscirò anche maggiormente ad entrare in contatto con l’altro. Riuscendo ad entrare in contatto con l’altro potrò sperare di costruire con esso un rapporto realmente autentico e consapevole.

In che modo la tecnologia, soprattutto negli ultimi anni e in questo periodo di emergenza sanitaria, ha cambiato il modo di relazionarsi?
Moltissimo, in alcuni casi troppo. La tecnologia è un grande strumento, soprattutto per quanto concerne l’informazione. Rispetto alla comunicazione ci permette di fare cose fino a pochi anni fa inimmaginabili, ma con risvolti a volte negativi. Basti pensare alla tendenza dei più giovani a interfacciarsi prevalentemente via chat. Diversi studi hanno mostrato quanto l’abitudine a relazionarsi utilizzando social, rispetto a farlo di persona, incida sullo sviluppo di competenze emotive fondamentali come il riconoscimento delle espressioni facciali. La tecnologia è molto utile e non è pensabile rinunciarvi, ma, come tutte le cose, dev’essere applicata con attenzione, valutandone pro e contro nei diversi ambiti e nelle diverse fasi di vita.

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