Ho vinto la lotteria senza avere il biglietto

Dino Lanzaretti
Il cicloviaggiatore Dino Lanzaretti

Ha fatto del viaggiare in bicicletta la sua vita, del cielo il suo tetto e del mondo la sua casa. E ora accompagna anche altre persone alla scoperta dei luoghi più affascinanti e non convenzionali del pianeta. L’intervista al cicloviaggiatore Dino Lanzaretti

“Mio nonno era il custode di uno stadio comunale con la pista di atletica tutt’attorno, io li ho imparato ad andare in bicicletta. Su quell’ovale ho trascorso giornate intere col solo scopo di riuscire a stare in equilibrio senza le rotelle mentre tutti i miei cugini, anche più giovani di me, sfrecciavano già con bici da grandi. Il coraggio non ce l’ho mai avuto ed è solo grazie all’insistenza di mio padre che, un bel giorno, fui costretto a tentare di stare diritto senza le rassicuranti rotelle. Ricordo che impiegai un’infinità di tempo e abbondanti lacrime. Non l’avrei mai detto che dopo quell’imbarazzante debutto avrei fatto, un giorno, il giro del mondo in sella ad una bicicletta”. Sono queste le parole con cui Dino Lanzaretti, 43 anni, nato in un paesino in provincia di Vicenza, racconta con ironia il primo incontro con la biciletta, orami diventata oggi un elemento imprescindibile per la sua vita.

Come è esplosa la tua passione per la bicicletta?
Per molti anni non sono stato un grande sportivo, poi mi sono avvicinato all’alpinismo, sciavo e scalavo le montagne e ho fatto anche alcune spedizioni sulle Ande e sull’Himalaya. Nonostante fossi affascinato da queste esperienze, ero però ancora alla ricerca di una disciplina che mi facesse sentire realmente rappresentato e appagato. Poi, assolutamente per caso, un mio amico mi ha regalato una bicicletta, che avrà avuto al massimo il valore di 50 euro, e ho deciso di provare a fare un viaggio: ho acquistato il biglietto aereo più economico, che a quel tempo era per Bangkok, in Thailandia, mi sono fatto prestare due borse in cordura, ho imbarcato la mia due ruote e ho iniziato così a pedalare. E dopo pochi giorni, nonostante le difficoltà che ho dovuto affrontare, ero già davvero entusiasta. Mi sono subito reso conto che arrivando affaticato, stanco e con molti chilometri sulle spalle nei villaggi che visitavo, non ero trattato come un turista dalle persone che ci vivevano. Le persone mi rispettavano e mi vedevano come uno di loro, solo così ho capito di poter veramente scoprire nuovi luoghi, di incontrare nuove culture e di conoscere in modo autentico le persone. E da quel momento non sono più sceso dalla bicicletta. È una strana sensazione quella che ho addosso da un po’ di anni, mi sembra di aver vinto la lotteria senza mai avere comperato il biglietto.

Quanti anni fa è successo?
Questo è successo nel 2003. In quel momento facevo il cuoco nei rifugi, ma prima di iniziare a viaggiare facevo il progettista meccanico. Ma a un certo punto mi sono reso conto che non sarei potuto rimanere legato tutta la vita a una scrivania, mi sono licenziato e ho iniziato a visitare il mondo con lo zaino in spalla. Per un po’ di anni ho continuato a cucinare per finanziare i miei viaggi in bicicletta in giro per il mondo: d’estate lavoravo in Italia per cinque-sei mesi, poi l’inverno lo passavo in sella alla bicicletta alla scoperta sempre di nuove mete. Poi i viaggi sono diventati sempre più lunghi e impegnativi e ho dedicato sempre meno tempo a fare il cuoco, e adesso la mia professione è il viaggiatore.

Che significato ha per te viaggiare in bicicletta?
Potrei osare dicendo che la bicicletta è la vita che mi sono scelto. Essere sulla sella in un posto che non conosco, fino ad adesso è stato tutto quello per cui ho lavorato e per cui ho sudato.  Ho fatto decine di lavori, sacrificato la vita coniugale, ho fatto di tutto per continuare a vivere in questo modo, viaggiando in bicicletta. Perché viaggiando, mi sono reso conto che non potevo più sedermi sul divano, accendere la televisione e ascoltare da altri come fosse il mondo, volevo scoprirlo io in prima persona. Quando ho iniziato a vedere il mondo con i miei occhi, mi sono reso conto che non era così come mi veniva raccontato. L’altra persona non è l’altro, o il diverso, siamo tutti quanti uguali e parte dello stesso mondo.

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