C’est la V sposa il progetto Made In Carcere

C'EST LA V & MADE IN CARCERE

Dopo aver adottato tessuti in nylon riciclato Econyl e aver selezionato filiere etiche per la maglieria in Alpaca cucita a mano, ecco un altro passo del brand C’est la V verso una moda più consapevole. Il marchio milanese decide di sposare il progetto Made In Carcere, a cui affida la realizzazione sartoriale di parte delle sue collezioni. C’est la V è per “free spirits”. È scritto nel suo dna, nella predileizone per i viaggi, nei pantaloni a zampa extralarge per ballare come a Woodstock; è scritto nella sua femminilità che non si modula sui trend, nel suo mixare stampe psicadeliche, righe fotoniche e pattern etno. Il suo è un mondo funky, anticonformista, ironico e carismatico. Un hot spot che irradia note rock&roll, chitarre acustiche e ritmi tribali. Un magia nata in una Swingin’ Milano che, pur nel grigio cemento, sogna le palme di Panama. Ma ogni spirito libero sa bene che non c’è vera bellezza senza rispetto. Ecco perchè C’est la V si è attivamente impegnato a fare moda etica e sostenibile. Da due anni parte della collezione è realizzata in Econyl, un filato rigenerato e ricavato dal riciclo di rifiuti di nylon; un upcycling certificato 100%, che condivide valori con C’est la V, primo tra tutti l’amore per gli oceani. Nel 2019 inizia anche la collaborazione con una filiera etica in Perù, dove una comunità di artigiane, confezionano a mano i pullover in Alpaca variopinta del brand. Ed ecco oggi l’ultima “buona nuova” in casa C’est la V, la partnershio con Made In Carcere, marchio etico nato nel 2007 da un’idea di Luciana Delle Donne, già fondatrice della cooperativa sociale Officina Creativa. Luciana ha creato un progetto di formazione e reinserimento nella società usando la macchina da cucire. Grazie a lei oggi venti detenute, di varie età e provenienza, realizzano nelle sartorie di Lecce e Trani, abiti e accessori, usando di norma tessuti e materiali di scarto. Nello specifico, per C’est la V, utilizzano i colorati tessuti in Econyl, forniti direttamente dall’azienda, realizzando a mano alcuni dei capi must della collezione, in taglia unica. Briano Martinoni Caleppio – amministratore e partner di C’est la V a fianco della designer Vittoria Bottasini: “La partnership nata tra Made In Carcere e C’est la V è un ulteriore passo nel nostro processo di ottimizzare sempre di più la filiera produttiva, con una visione che va oltre il valore intrinseco del prodotto.” La collaborazione è iniziata in inverno con i mitici pantaloni a zampa Pitu, mentre per la collezione estiva, sarà la volta anche dei longdress, tra cui il modello Eivissa, uno dei best-seller assoluti del brand. Grazie a questa importante sinergia, ogni capo rappresenta un’opportunità in più per imparare un mestiere, tornare ad essere autonome, prepararsi per una vita futura libera. Un “recupero”, nella manodopera e nei materiali, a 360 gradi: un’occasione che fa della bellezza e della moda, un valore globale, e che regala a tutti una seconda chance. 

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