“L’abito trasformabile? La magia avviene in pochi gesti”

Abiti trasformabili
Diana Vasileva è laureata presso l’Istituto Europeo di Design di Milano e ha creato il brand D-Sign con cui realizza collezioni di outfit trasformabili

Hai fondato il tuo brand D-Sign con cui realizzi collezioni di outfit trasformabili: come nasce questa idea? Quando hai avviato questo progetto?

Da sempre ispirata dal concetto di moda pensato da Charles Frederick Worth, il primo sarto-stilista storico, che pensò i capi sartoriali a misure imposte, le mie idee desiderano esprimere la sua stessa idea: osservare ciò che il pubblico desidera, non oggi, ma nel futuro, saldo nelle radici della contemporaneità. L’idea di trasformare un abito in più capi diversi nasce dalla necessità che si riallaccia alla natura stessa dell’uomo: il bisogno di essere differenti in ogni istante della giornata, sentirsi liberi di esprimere la propria creatività, anche nella scelta dell’abbigliamento, senza limiti imposti dai canoni fissi della moda del momento. Credo che il sentirsi unici sia un concetto straordinario, ci fa stare bene, ed essere liberi.  Il processo creativo dei modelli trasformabili inizia nel 2014 con il brevetto sulla modalità di trasformazione. Poi pian piano la gamma di prodotti viene ampliata con l’aggiunta di abiti, cappe, pantaloni fino alla collezione dedicata alla Quadratura del Cerchio di Leonardo da Vinci che ha partecipato alle esposizioni in via Tortona durante la scorsa Milano Fashion Week SS 2020.

Che tipo di capi hai già realizzato? Con quali riscontri?

L’abito trasformabile non ha una sola definizione. Da una gonna si può arrivare a un giubbino, sempre con lo stesso capo, una maglia corta può diventare una tunica, il tubino classico cambia faccia, e con pochi capi ti sei già vestito. Il modello più significativo, che colpisce per la totale trasformazione che subisce, è la gonna che, in pochi secondi, grazie anche al cambio di tessuto, essendo un capo double face, e addirittura la destinazione d’uso, si trasforma in giubbino e anche in maglia, grazie a un sistema brevettato di trasformazione. La magia avviene in pochi gesti attraverso un sistema di bottoni e cerniere che, oltre ad arricchire il capo con dettagli interessanti, permettono infinite combinazioni. Il tutto diventa un gioco in cui la creatività e la fantasia sono protagoniste.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

La donna come protagonista della trasformazione. In collaborazione ad un altro brand di accessori stiamo sviluppando una linea che collima la personalità femminile, e le esigenze, ispirandoci sempre alla storia del cambiamento e dell’evoluzione dell’abbigliamento. Racconteremo le storie di donne forti vissute in diverse epoche trattando, appunto, il loro momento di trasformazione. Così nasceranno dei total look ispirati alla moda dell’epoca, vista dagli occhi di due donne moderne, imprenditrici che si ispirano alla storia per creare il futuro.

Diana Vasileva è laureata presso l’Istituto Europeo di Design di Milano e durante la sua carriera mi è spesso posta queste domande: chi è lo stilista? Colui che disegna? Colui che crea o colui che ha le idee? Ha iniziato lavorando in una piccola azienda di abbigliamento, imparando le basi di un’arte antica, fino a quando il desiderio di trovare la mia libertà l’ha convinta a creare i suoi primi modelli in proprio. Eppure mancava ancora qualcosa, la quadratura del cerchio produttivo, la manualità: la vellutata morbidezza dei tessuti scorrere tra le dita, percepire la resistenza dei fili, vedere il modello nascere e crescere; in una parola l’artigianalità. Quella completa dove lo stilista è anche un modellista, è un sarto e con le proprie idee è in grado di trasformare fisicamente il sogno in realtà. E tutto questo ha trovato la sua espressione nelle preziose collaborazioni con tanti artigiani, in tutta la filiera tessile, dove la creatività e la professionalità sono in perfetta combinazione. Così ogni prodotto nasce dall’unione delle idee, dalla ricercatezza di tessuti più preziosi, dall’incrocio delle tecniche moderne con quelle tradizionali. Oggi può dire che ami il suo lavoro, ricco di esperienze, di creatività e in continua evoluzione, in continua trasformazione.

 

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