“Così possiamo sconfiggere l’abilismo”

Sofia Righetti
Sofia Righetti, classe 1988, è vegana, attivista per i diritti animali ed umani, campionessa Italiana di Sci Alpino paralimpico 2014, speaker e modella. È dannatamente innamorata della vita e del Rock 'n Roll

Sul tuo profilo Instagram scrivi: “Cosa fare quando si ha un corpo non conforme agli standard imposti dalla società? Prendere, pretendere spazio. Pretendere visibilità. Basta chiedere scusa solo per il fatto di esistere, basta chiedere scusa per il tuo corpo. Esponiti, fatti vedere, sii orgogliosa di ciò che sei. Questa è la base dell’autodeterminazione, della ribellione, della rivolta”. In che modo sei riuscita a raggiungere questa consapevolezza?

Tanto devo darlo al mio carattere “unapologetic”, lo ammetto, e a essermi sempre sentita fin da piccola bene nella mia pelle. Certo come per tutti gli adolescenti le insicurezze sul fisico sono arrivate anche per me, ma una volta, riguardando una mia foto da bimba al mare, mi sono chiesta “Perché a sei anni ero meravigliosa in costume, non mi vergognavo di un millimetro del mio corpo, e adesso cerco di mimetizzarlo per farlo aderire a regole estetiche scelte arbitrariamente da un sistema abile-normativo? Eppure avevo comunque la scoliosi, le gambe magre, le spalle larghe e ben sviluppate. Sai che c’è? Ma vaff**, io me ne vado in giro come mi pare”. E quella consapevolezza personale è diventato un vero e proprio atto politico in un sistema che vorrebbe i corpi con disabilità, i corpi trans, i corpi grassi, i corpi anziani, i corpi delle persone nere o quelli non abbastanza virili o femminili nascosti, richiusi, mimetizzati sotto metri di tessuto. È un atto politico ma non solo, perché voglio che arrivi il momento in cui si guardi una persona e si dica “wow” e basta. Senza “ma” e senza “nonostante”. È la liberazione e la rivendicazione del nostro corpo e della sua sensualità e sessualità, dalla punta dei piedi fino all’ultimo capello.

Con il termine abilismo si indica la discriminazione nei confronti di persone con disabilità e, più in generale, il presupporre che tutte le persone abbiano un corpo abile. Da sempre tu porti avanti una battaglia per debellarlo. Ce ne vuoi parlare?

Da persona con disabilità è ovvio che vivo in prima persona queste orrende discriminazioni, che si sfaccettano con il pietismo e l’eroismo (che non sono altro che la faccia della stessa medaglia), ossia l’ispiration porn, la pornografia ispirazionale a fruizione dei non-disabili che fa sì che qualsiasi atto, anche il più banale come correre o fare la spesa, se compiuto da una persona con disabilità diventa un atto eroico, in quanto si crede che avere una disabilità sia una tragedia. Niente di più sbagliato e malsano. Così come l’ablesplaining, in cui una persona non disabile tratta con paternalismo e condiscendenza una disabile, fornendo spiegazioni non richieste a persone con disabilità riguardo la loro disabilità (come si devono sentire, quando e se si devono incazzare, se devono stare male ecc..). È un processo mentale denigrante che pone il non-disabile a un livello superiore, mentre ciò di cui abbiamo bisogno per sconfiggere l’abilismo è normalità, parità di diritti e abbattimento delle barriere architettoniche e sensoriali, così come la fruizione totale degli spazi e dei mezzi come avviene per qualsiasi altra persona.

Cosa può fare ognuno di noi per sconfiggere l’abilismo nel proprio vivere quotidiano?

Smettere di considerare le persone con disabilità degli eroi o degli esempi di resilienza solo perché usano la carrozzina, il bastone o una protesi per muoversi. Indica un pregiudizio pietistico interno che deve essere abbandonato all’istante. Le persone con disabilità sono persone, ognuna con i suoi pregi e difetti, non si può fare un calderone di tutte. Attenzione poi all’uso delle parole: tutti i termini negativi come “handicap/invalido/costretto a/nonostante tutto vive la sua vita” non devono assolutamente essere usati. Il problema non è avere funzionalità fisiche diverse (tutti noi le abbiamo), ma una società veramente handicappata e mancante perché non include le esigenze di tutti i suoi cittadini. Ma la società è fatta di persone, e per questo è possibile cambiarla. Iniziando ad esempio ad essere degli alleati delle persone con disabilità e far presente e denunciare tutte le situazioni di discriminazioni che vengono fatte, arrivando anche al boicottaggio quando non si ha risposta. Non è facile mentalmente dover litigare ogni volta per entrare in un negozio, lo so. Ma se non rimaniamo uniti a lottare per i diritti, le cose non cambieranno mai. E noi le vogliamo far cambiare, a testa alta e senza chiedere scusa di esistere. Unapologetically, appunto.

Sofia Righetti, classe 1988, è vegana, attivista per i diritti animali ed umani, campionessa Italiana di Sci Alpino paralimpico 2014, speaker e modella. È dannatamente innamorata della vita e del Rock ‘n Roll.

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