“Amo viaggiare e ricordare a me stesso cosa sta succedendo nel mondo”

Ewan McGregor
Photo Credit: Hfpa 2019

Da ieri sono sbarcati su Apple Tv Plus gli episodi di Long Way Up, un viaggio con le mote elettriche dal Sud dell’Argentina a Los Angeles portato a termine da Charley Boorman e Ewan McGregor. I due attori avevano fatto una simile esperienza già con le produzioni Long Way Round (2004) e Long Way Down (2007).

La nostra giornalista Elisa Leonelli aveva parlato della sua passione per la moto e per i viaggi sul numero di Voilà Febbraio con Ewan McGregor: qui sotto vi riproponiamo una parte dell’intervista.

Cosa ti è rimasto del viaggio in Mongolia di 15 anni fa?
La Mongolia è stata una delle esperienze culturali più straordinarie della mia vita, mi ha aperto gli occhi, perché il modo di vivere di queste terre è così antico. La maggior parte della popolazione vive ancora da nomade nella steppa, dove la terra non appartiene a nessuno, le persone semplicemente trasferiscono il campo e gli animali in un luogo e ci rimangono finché tutta l’erba non viene mangiata e poi li spostano altrove dove c’è pascolo per gli animali. Sono molto concentrati sulla famiglia, tanto che spesso tre generazioni vivono insieme in un’unica tenda. E c’è una tale bellezza nelle sue distese, non hai mai visto così tanto cielo nella tua vita, così tanto spazio, e lo adoro. Ha fatto bene alla mia anima in fatto di essere remoti nel mezzo della natura senza vedere alcuna modernità, ho trovato la Mongolia un posto davvero pieno di sentimento. Mi sono piaciute le persone e il modo in cui ti accolgono. Sono nomadi e viaggiano a cavallo, quindi quando arrivi in sella a una moto sei guardato dalla gente in modo molto naturale. Riconoscono che sei vulnerabile agli elementi, come lo sono quando cavalcano i loro cavalli, quindi, quando salti giù dalla moto, ti accolgono, ti offrono il tè, il latte, qualunque cosa abbiano, la condividono con te. Trovo che sia davvero un buon modo per ricordarti dell’umanità, delle persone.

Cosa hai imparato dal tuo secondo viaggio in moto in Sudafrica?

Non ho paura di volare, non ho paura di viaggiare, amo viaggiare e ricordare a me stesso cosa sta succedendo nel mondo. La cosa che più apprezzo del lavorare con l’Unicef è che mi ha portato in luoghi straordinari, ho visto la resilienza dei bambini, il coraggio e la forza delle persone che lavorano per loro e con loro. Ho amato moltissimo il cuore dell’Africa, il Kenya, il Ruanda, l’Uganda, la Tanzania; c’è qualcosa di molto speciale lì. Le origini dell’umanità sono in quei luoghi e quindi ha senso che si provi un senso di appartenenza e di incredibile benessere a trovarsi lì. L’ho sperimentato moltissimo nel cuore dell’Africa. Mi svegliavo nella mia tenda e uscivo e guardavo la savana e non sentivo il bisogno di essere altrove. È molto bello. Amo le persone. Gli africani sono magnifici e cordiali, i paesaggi e gli animali sono bellissimi. Sono molto affezionato all’Africa.

Hai guidato una Harley-Davidson LiveWire elettrica dal Sud America all’Alaska, dopo aver guidato le BMW nei tuoi precedenti viaggi. Quante moto possiedi e di che tipo?
Circa 15. Sono principalmente Moto Guzzi, che è stata la mia prima moto ed è un brand che adoro. Possiedo Guzzi dai primi anni ’70 e ho due moto della polizia. Si usava importare motociclette italiane qui in California, a San Francisco e Los Angeles, per le forze di polizia, e ne ho avute due, un Ambassador del 1971, completamente intatto, e un Eldorado del 1974, che sembra uscito da un fiume, è tutta arrugginita, ma mi piace così. Per quanto riguarda la moto che uso ogni giorno, ora vado su mezzi più nuovi, mentre in passato guidavo sempre modelli datati, e potrebbe avere a che fare con l’età e anche con il fatto che due miei amici hanno avuto incidenti molto gravi e sono entrambi fortunati ad essere vivi, quindi qualcosa al riguardo potrebbe essersi insinuato nella mia coscienza.

Quanto spesso vai in moto?
Sempre. Non guido quando sto lavorando a un film, perché non mi è permesso. Lo facevo, perché non mi importava così tanto quando ero più giovane, ma ora sono un po’ più saggio. Guido quando non lavoro, vado in moto per arrivare ovunque, se sono da solo. Se però c’è uno dei miei figli, uso l’auto.

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