Le reazioni a Chiara Ferragni Unposted: Paolo Mereghetti e Valeria Golino vs Barbara Palombelli

Il documentario Chiara Ferragni ha suscitato reazioni discordanti. Molto discordanti. Ecco chi lo ama e chi lo odia.

Chiara Ferragni
Getty Images

Il documentario Chiara Ferragni – Unposted – è sbarcato al Lido di Venezia con la première del 4 settembre. L’imprenditrice digitale ha fatto il suo red carpet con un abito da favola, firmato Dior, e tra le lacrime ha presentato il suo progetto. Il documentario in sé è stato visto e recensito da una massa di giornalisti, e la spaccatura sembra essere il trend di reazioni al progetto. Anche alcuni personaggi noti si sono esposti svelando cosa pensavano di Unposted, dal critico per eccellenza Paolo Mereghetti fino a Barbara Palombelli e all’attrice Valeria Golino.

Mereghetti sul Corriere è stato duro e tranchant.

L’inganno è già nel titolo: non Chiara Ferragni – Unposted ma Embedded doveva intitolarsi, come quei resoconti al seguito delle truppe Usa che potevano dire solo quello che faceva comodo al potere militare. Qui, solo quello che compiace l’influencer più celebre d’Italia. Anche un cieco vedrebbe che ogni immagine, ogni frase, ogni intervista — sua o di un nugolo esagerato di esperti o amici — è stata scelta e concessa perché portasse acqua al mulino della protagonista. Lei non ha mai un capello fuori posto, del «privato» concede solo quello che può aumentare la presa sui suoi devoti seguaci, persino quando sembra lasciarsi andare a qualche riflessione «spontanea» si capisce che recita.

La Golino, in diversi termini, è dello stesso parere negativo, come ha confidato sempre al Corriere.

È un mondo a me sconosciuto quello dell’ influencer. Tanto di cappello a chi fa soldi sulla vacuità, ma non avendo né Instagram né Facebook non so nemmeno come funziona questo lavoro, non so cosa sia. È stato sdoganato un comportamento che fino a pochi anni fa ritenevano tutti volgare. E ora ci sembra del tutto normale.

Barbara Palombelli invece la pensa diversamente, come ha confidato in una lettera aperta a Dagospia.

Il tema della presenza del giornalista dietro le sue rubriche e i suoi articoli mi appassiona da sempre. 40 anni fa, grazie a Mario Pirani, creai all’Europeo la rubrica Filo diretto in cui i lettori potevano chiamare il giornale e dialogare… il meccanismo tecnologico che oggi ti fa interagire con Chiara Ferragni e con tutti gli influencer è simbolicamente affine alla rivoluzione che affidava ai feuilleton dell’Ottocento francese il compito di rendere popolare la lettura dei giornali. Presto avremo – se i colleghi snob accoglieranno la sfida – nuove testate e nuovi operatori della comunicazione presenti h24 dietro le loro pagine web in tutti i settori della comunicazione: economia, sport, politica. Il tempo della pagina morta è finito.

E voi che ne pensate? Siete del team Mereghetti-Golino o Palombelli?

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