“I sogni sono come la magia, dipende sempre da cosa ne fai”

Roberta Da Soller
Roberta Da Soller è un'attrice, performer e attivista. Nel 2019 è di nuovo attrice coprotagonista nel film “Effetto Domino” diretto da Alessandro Rossetto presentato a Venezia 76. Attualmente sta lavorando al nuovo film del regista bellunese Stefano Usardi dal titolo “Fra due Battiti”. Roberta lavora inoltre come assistente all’università IUAV Teatro e Arti Performative di Venezia e ha lavorato come producer per Centrale Fies Art Work Space. Dal 2008 Roberta Da Soller è parte di S.a.L.E. Docks, uno spazio e un collettivo fondato a Venezia, che basa la sua ricerca sulla relazione fra arte e attivismo. Photo Credit: Federica Trevisan

Lo scorso anno hai recitato nel film “Effetto Domino” di Alessandro Rossetto, tratto dall’omonimo romanzo di Romolo Bugaro. Com’è andata quest’esperienza? Cosa ti ha lasciato?

Per rispondere a questa domanda dovrei partire da un po’ più indietro. Fare l’interprete per un film è innanzitutto un lavoro e come tale, prima dell’esperienza «catartica», di lascito, c’è un lavoro di ricerca, di studio che non è mai individuale. Ci tengo a specificarlo non per eccesso di modestia, ma perché funziona realmente così. Quando si guarda un film al cinema è interessante adottare uno sguardo che lavori per assenze, cioè provare a ricomporre la scrittura, che a sua volta è poliedrica. Allora lì possono emergere non solo attori e attrici e registi, ma anche luoghi, tempi, spazi, altre persone, altre cose. Per “Effetto Domino” si è iniziato quasi un anno prima. Non so bene dire da dove abbiamo iniziato, cosa è avvenuto prima o dopo. Una serie di piani si sono con-fusi: il paesaggio, le atmosfere, l’archeologia industriale, gli hotel abbandonati, le impressioni di presenza all’interno di questi luoghi, la scrittura di Caterina Serra che scorreva tra queste diverse temperature. Ma anche i sopralluoghi con la troupe tecnica, le traiettorie dei corpi che si innestavano in quelle della macchina da presa, phono e logos che si mescolavano alle cadute libere del suono. Dentro questa architettura il lavoro dell’attrice deve accordarsi con il resto.  Alla domanda com’è andata quest’esperienza direi bene. Mi piace quando in un film l’ambiente si prende il suo spazio, e per ambiente intendo il supporto che ci permette di agire, l’architettura, il paesaggio, la flora e la fauna, le strade, … è stato così anche in “Piccola Patria”, c’era qualcosa che ci sovrastava. Questo rapporto così spaesante con il nostro territorio, lo stare a casa e sentire che in qualche modo si è sempre disambientate/i è l’effetto della nostra rottura di interdipendenza con l’esistente tutto, del nostro rifiuto a concepirci come esseri-umani-implicati-nel-mondo. In questo senso il lavoro in “Effetto Domino” per me ha preso una piega interessante.

Come hai capito che la recitazione fosse la tua strada?

Questa domanda mi fa sorridere, perché credo di non averlo mai capito. La strada è costellata di mille cose diverse, il lavoro d’attrice è una di queste. Però non posso raccontare la storia del sogno realizzato, o del «quella cosa mi ha fatto capire che…». Forse è stato più qualcosa che ho trovato. Una possibilità/proposta lavorativa che ha incontrato la mia curiosità e la disponibilità di quel momento e che poi ha avuto un suo seguito.

Quali erano i tuoi sogni da bambina? Sei riuscita almeno in parte a realizzarli?

Sto cercando di dribblare le domande su di me, ma così è difficile…Da bambina non ricordo che sogni avevo. Ricordo i desideri di quando ero adolescente che erano quelli di emanciparmi dal paesino dove ho vissuto fino ai 18 anni. Un posto che ora amo moltissimo, ma che per un’adolescente può essere parecchio soffocante. Desideravo una vita mia, delle relazioni nuove, una città. Niente di interessante, inquietudini abbastanza comuni credo. Comunque tutte cose pienamente realizzate assieme a molte altre non previste. Non so se le cose che mi sono accadute poi, fra cui lavorare come attrice, siano state concepite come sogni, penso di più a una composizione di rapporti che si sono susseguiti nel tempo. Ma forse pensandoci meglio i sogni, che spesso sono confusionari e non sappiamo bene spiegarli, sono come la magia, dipende sempre da cosa ne fai. La magia spesso funziona meglio come una sorta di spinta cosmica nella direzione desiderata, ma richiede ancora un’azione da parte del praticante. Un incantesimo per aiutarti a imparare a nuotare è inutile se ti rifiuti di andare in acqua. Ma può anche succedere il contrario: vai in acqua per il desiderio di andarci e poi scopri che sai nuotare.

Roberta Da Soller è un’attrice, performer e attivista. Ha studiato Lingue e Letterature Straniere all’università di Venezia e Discipline della musica e del teatro all’università di Bologna. Nel 2011 e nel 2015 ha lavorato alla Biennale di Venezia come performer per l’artista Dora García e sempre nel 2011 per l’artista Mabel Palacín. Nel 2012 è attrice coprotagonista nel film “Piccola Patria” diretto da Alessandro Rossetto, presentato alla Biennale di Cinema di Venezia. Nel 2013 viene scelta da Carlo Mazzacurati come attrice per il film “La sedia della felicità”, presentato al Torino Film Festival e nel 2017 per la serie tv “Il Miracolo”, diretta da Nicolò Ammanniti, Lucio Pellegrini e Francesco Munzi. Nel 2019 è di nuovo attrice coprotagonista nel film “Effetto Domino” diretto da Alessandro Rossetto presentato a Venezia 76. Attualmente sta lavorando al nuovo film del regista bellunese Stefano Usardi dal titolo “Fra due Battiti”. Roberta lavora inoltre come assistente all’università IUAV Teatro e Arti Performative di Venezia e ha lavorato come producer per Centrale Fies Art Work Space. Dal 2008 Roberta Da Soller è parte di S.a.L.E. Docks, uno spazio e un collettivo fondato a Venezia, che basa la sua ricerca sulla relazione fra arte e attivismo.

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