“Perché una vita sola non basta”

Dario Leone
Dario Leone è protagonista del film “Le Guerre Horrende”. Ha alle spalle cinque stagioni teatrali con lo spettacolo “Bum ha i piedi bruciati”, che racconta da un punto di vista intimo, intenso e giocoso senza rinunciare alla drammaticità degli avvenimenti, la vita di Giovanni Falcone. Photo Credit: Michela Piccinini

Prossimamente arriva sulle piattaforme streaming il film “Le Guerre Horrende”, già uscita nelle sale cinematografiche nel 2018, di cui tu sei protagonista. Hai definito “Le Guerre Horrende” come una favola nera contro tutte le guerre, ambientata a cavallo dei due conflitti mondiali. Il concetto chiave del film è che ogni guerra nasce da un conflitto interiore. Risolti questi, cesserebbe di esistere il senso di ogni guerra e di ogni violenza. Se non hai la guerra dentro, non la fai neanche fuori. Credo sia un film più che mai attuale e necessario”. Ce ne puoi parlare?
È un lavoro a cui sono molto affezionato, un film che ha richiesto e ottenuto moltissime energie da tutte le persone che ci hanno lavorato. Da diversi critici è stato definito “una bella favola pacifista”, definizione che mi ha sempre reso felice e orgoglioso del lavoro che abbiamo fatto. Io interpreto un soldato della Seconda Guerra Mondiale, che si ritrova in compagnia del “Capitano” e del suo “Scudiero” – i bravissimi Livio Pacella e Desirèe Giorgetti. Non mi soffermo sulle condizioni in cui si incontrano i personaggi per non svelare nulla, dico solo che il Capitano è uno dei “ragazzi del 99”, quella generazione sfigatissima di nati nel 1899 che fecero la prima guerra mondiale a 20 anni, e poi la seconda a 40. Già solo pensare a una vita così basterebbe per cogliere l’assurdità di ogni guerra. Il mio personaggio, un soldato dell’Italia fascista, si trova a incontrarsi e scontrarsi con questo “ragazzo del ’99” e il suo “scudiero”. Ne nasce un viaggio nel rapporto tra conflitti interiori e conflitti esteriori. Ogni conflitto esteriore, ogni guerra, ogni violenza, nascono da un conflitto interiore. Se si sapessero risolvere i conflitti interiori, sparirebbe il senso di ogni guerra. Niente guerra dentro, niente guerra fuori.

Puoi parlarci della tua professione e come sei arrivato a sceglierla?
Mi sono diplomato al liceo nel luglio del 2000 e a settembre mi iscrissi contemporaneamente all’università (biologia) e alla mia prima scuola di recitazione. Sembrano due ambiti completamente diversi ma in realtà – ho scoperto poi – hanno un punto chiave in comune: l’osservazione. In ogni caso erano due mondi che mi incuriosivano molto, mi attraevano. Durante gli studi universitari, dopo i primi anni di scuola di recitazione, iniziai a lavorare in qualche spettacolo, e scoprii di sentirmi più vivo che mai. Quindi il giorno in cui mi laureai (in “biologia umana e scienze biomediche”) mi dissi: “ok, laurea presa. Adesso proviamoci seriamente”. Ovviamente mi riferivo alla recitazione. In quel periodo avevo il sogno di recitare nel “Cirano” di Corrado d’Elia, che avevo visto da ragazzino. Qualche mese dopo partecipai al concorso teatrale nazionale “Hystrio” per giovani attori. Fatalità, in giuria c’era Corrado. Il concorso andò molto bene, anche se non vinsi, ma pochi giorni dopo Corrado mi cercò, mi propose un ruolo in Cirano. Io feci un salto di 100 metri e da lì iniziò tutto. Ho lavorato in quello spettacolo per 8 anni, e nel frattempo ci sono state – e ci sono tuttora – altre migliaia di scuole e corsi, altri spettacoli, e i primi lavori al cinema. Le Guerre Horrende è il mio terzo film da protagonista. È un lavoro meraviglioso, fatto di tanta fatica e di tanta bellezza, e credo che abbia una funzione sociale importantissima. Ma se dovessi rispondere secco alla domanda “perché lo fai”, risponderei “perché una vita sola non basta”.

Non solo cinema, ma anche molto teatro. Hai, infatti, alle spalle cinque stagioni teatrali con lo spettacolo “Bum ha i piedi bruciati” che racconta da un punto di vista intimo, intenso e giocoso senza rinunciare alla drammaticità degli avvenimenti, la vita di Giovanni Falcone. Credi che la società e, in particolare, i giovani oggi siano più predisposti ad ascoltare questo tipo di messaggi?
Sì, Bum è un felice ritorno a teatro dopo anni in cui mi sono dedicato più al cinema. Stiamo girando Italia ed Europa dal 2015, al momento abbiamo la sesta stagione congelata causa pandemia, speriamo di riprendere al più presto. È un monologo che ci sta dando soddisfazioni enormi. È patrocinato da Maria Falcone, la sorella di Giovanni Falcone. Lei è un’ex insegnante, e quando mi ha concesso il patrocinio lo fece proprio dicendomi che i ragazzi dovevano vederlo. Abbiamo fatto circa 100 date, di cui circa metà con un pubblico adulto e metà per gli studenti. E la cosa che mi rende più felice è vedere come le reazioni siano le stesse dall’anziano che ricorda tutto perfettamente, al ragazzino che nel ’92 non era ancora nato. Anche se lo proponiamo dai 12 anni in su, alla Scuola Europea di Bruxelles le insegnanti hanno insistito perché lo vedessero anche i bambini delle elementari. Io ero preoccupatissimo, sicuro che non avrebbero capito. Invece il giorno dopo ero sommerso dalle loro lettere, alcune delle quali potete trovarle nelle storie in evidenza sul mio profilo instagram. Due bambine mi hanno scritto “le promettiamo di essere sempre dalla parte del giusto”. Quindi a non capire ero stato io. Non è uno spettacolo “per ragazzi”, l’ho scritto pensando a un pubblico adulto. Ma i ragazzi capiscono tutto perfettamente e sanno rapportarsi benissimo con quello che noi abbiamo deciso essere “cose da grandi”. Dovremmo tenerlo sempre a mente.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
È appena uscito un cortometraggio con Angela Finocchiaro e Erica del Bianco, dal titolo “Verdiana”, con la supervisione artistica di Silvio Soldini e la regia di Daniele Lince ed Elena Beatrice. Inoltre sto lavorando a un nuovo spettacolo, e lascio sempre la porta aperta per farmi abitare da nuovi personaggi. Perché appunto, una vita sola non basta. Nel futuro immediato, invece, mi faccio una cacio e pepe.

Dario Leone inizia gli studi di recitazione nel 2001. Nel 2008 è finalista del concorso nazionale “premio Hystrio alla vocazione teatrale”. Si specializza sia in campo teatrale che in campo cinematografico studiando con vari insegnanti e registi tra cui Sergio Rubini, Giovanni Veronesi, Carlo Boso, Daniele Salvo, Melania Giglio; e acquisendo importanti esperienze di palco con Corrado d’Elia, con cui ha lavorato per molti anni. Nel 2009 le prime esperienze cinematografiche: inizia una serie di collaborazioni con la Scuola di Cinema di Milano, recita come protagonista in alcuni cortometraggi e nel suo primo lungometraggio Qualcosa da Condividere. Nel 2011-2012 è tra i protagonisti della webserie Faccialibro, oltre che di vari spot pubblicitari. Nel 2012-2013 è tra i protagonisti delle pubblicità di TIM, e nel 2013 di nuovo protagonista con il lungometraggio “Star System”. Nel frattempo ha sempre continuato con la sua attività teatrale, che lo ha portato anche sul palco del teatro alla Scala di Milano ad interpretare “Selim”, nel “Ratto dal Serraglio” di Mozart, nel 2016/2017. E’ interprete ed autore di un monologo teatrale sulla vita di Giovanni Falcone, con il Patrocinio dell’omonima fondazione.

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