“Non solo le figlie devono essere cresciute come femministe”

Julianne Moore
Julianne Moore © HFPA 2019

Ma anche i figli. Perché per avere parità in famiglia, a livello economico, lavorativo e genitoriale, è necessario che anche i maschi vengano educati ad esserlo. È questa l’opinione dell’attrice e scrittrice statunitense Julianne Moore che lo scorso 3 dicembre ha compiuto 60 anni

L’intervista di Elisa Leonelli

“Stavo leggendo di Ruth Bader Ginsburg questa mattina e stava dicendo che non sarebbe stata in grado di avere la vita e la carriera che aveva senza suo marito Marty. E quando mia figlia si è diplomata all’High School femminile lo scorso giugno, sono andata a parlare con loro di altre donne che lavorano in professioni dominate dagli uomini e di quali dovrebbero essere le loro aspettative sulla loro vita. Ho detto, “se vi aspettate di avere una famiglia e una carriera, non sarete in grado di averla a meno che non abbiate un partner che creda in ciò che fate e che voi possiate avere entrambe le cose”. Non è possibile crescere una generazione di donne che pensa che debba essere così, devi anche crescere gli uomini in questo modo. E di ciò entrambi i genitori devo essere convinti. E coinvolti. Penso che abbiamo fatto dei progressi incredibili in questa direzione. Nel mio matrimonio c’è sicuramente parità, entrambi siamo coinvolti nell’essere genitori dei nostri figli e nella nostra carriera e sia io sia mio marito contribuiamo economicamente nella nostra famiglia. Dobbiamo educare i ragazzi, come le ragazze, ad essere femministi”.

Probabilmente eri troppo giovane all’inizio degli anni ’70 per far parte del movimento di liberazione delle donne, ma in che modo questo cambiamento ha influenzato la tua vita?

Ero un’adolescente negli anni ’70, quindi la mia consapevolezza del movimento delle donne era limitata, perché a quell’età non si presta attenzione a nulla. Ricordo, però, l’impegno per far approvare l’ERA, l’Equal Rights Amendment: era qualcosa che sembrava imminente e molto importante, ma poi non è passato. E la persona che mi ha reso veramente consapevole di quello che stava succedendo nel mondo è stata mia madre. Mi ha raccontato cosa le era successo, che non aveva i vantaggi che avevo io e mi ha fatto notare tutte le cose che erano cambiate nella mia vita: la contraccezione era disponibile, avrei potuto avere una carta di credito a mio nome, avrebbe risparmiato per la mia istruzione, sarei andata al college e avrebbero pagato per questo. A differenza di come era cresciuta lei e dei suoi genitori che non l’avevano mandata al college perché non lo ritenevano importante. Così mia madre è stata l’unica persona che mi ha detto: “stai vivendo tutti i vantaggi che abbiamo ottenuto per le donne”. È stato solo quando sono diventata più grande che ho capito chi fosse Gloria Steinem e alcune di queste altre donne che sono nel film “The Glorias”. Quindi la grande gioia di interpretare questo ruolo è stata quella di aver imparato ciò che queste donne hanno fatto in modo più specifico. Non solo quello che ha fatto Gloria, ma anche Dorothy Pitman Hughes e Flo Kennedy, Dolores Huerta e Wilma Mankiller. Tutto ciò che avevano ottenuto e quanto sono rimaste in contatto l’una con l’altra. A volte non impariamo le cose finché non siamo davvero pronti ad ascoltarle, e lo vedo anche con i miei figli. Quindi, quando le impari, è una rivelazione meravigliosa.

Perché hai deciso di mandare tua figlia in un’high school solo per ragazze?

Abbiamo scelto una scuola femminile dopo che sono rimasta molto colpita quando l’ho visitata. Perché questo è un ambiente in cui ogni leader è una ragazza. Il presidente della scuola è una ragazza, il capo della squadra di basket è una ragazza, la persona che fa gli annunci è una ragazza, e ho pensato che fosse fantastico. Era qualcosa che volevo che mia figlia vedesse e capisse. Questa è un’opportunità che sento che mia madre sarebbe stata felice di offrire a sua nipote. Ero felice che lei avesse, questa possibilità perché volevo davvero che lei vedesse che le donne sono leader.

Ci puoi raccontare di tuo marito, il regista Bart Freundlich, che hai conosciuto quando ti ha diretto nel suo primo film, “I segreti del cuore”, e l’anno scorso ti ha diretto in “Dopo il matrimonio”?

Bart è incredibilmente generoso come essere umano e come regista. Quando l’ho incontrato per la prima volta 24 anni fa, stavamo girando “I segreti del cuore”, che era il suo primo lavoro di regista, e ho visto questo giovane, che all’epoca aveva 26 anni, adattarsi a ciascuno dei vari stili di attori ed essere a loro disposizione. A volte mi preoccupo per lo stress a cui è sottoposto, ma fa il suo lavoro meravigliosamente e magistralmente. È incredibilmente sensibile e premuroso su come si sentono le persone e sulla loro storia ed è davvero presente nella nostra relazione e condividiamo tutto insieme: è la persona perfetta per me con cui stare e con cui crescere i miei figli. Come marito e padre, Bart non è stato solo un partner romantico, ma un partner di lavoro e anche un genitore. Credo che i matrimoni siano una partnership: Bart ha sempre sostenuto il mio lavoro, sia quando abbiamo lavorato insieme sia quando ho ricoperto ruoli esterni al suo lavoro, è un co-genitore al 100% e tutto ciò che abbiamo fatto, l’abbiamo costruito insieme. Mi ritengo molto fortunata per questo.

Come fai a bilanciare il fatto di lavorare come attrice e avere una famiglia?

Per me, onestamente, amo il mio lavoro, amo essere un’ attrice, amo essere nei film, mi piacciono le narrazioni, mi piacciono i libri e le storie e i film ti permettono di esaminare tutto ciò, di raccontare storie su chi siamo, chi siamo può essere, come sono le nostre vite. Quindi questo è il mio lavoro, ma la mia vita è con mio marito e i miei figli a casa nostra con i nostri cani. E posso sentirmi tranquilla su ciò che sta succedendo nella mia vita perché tutti nella mia famiglia stanno bene. Sai, ha detto Freud, “hai bisogno di lavoro e hai bisogno di amore”, quindi devi avere qualcosa in cui credi per lavorare in modo creativo e poi devi avere persone da amare ed è allora che ti senti equilibrato. Ciò che ti bilancia è una vita genuina, è avere una vita reale al di fuori del lavoro, sapere che hai amici e, si spera, un partner, bambini, animali e cose che ti piace fare. Questo è ciò che riempie la tua vita, ma se non ce l’hai, è una situazione pericolosa.

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