Quando potremo ricominciare a lavorare?

Monica Gaggi
Monica Gaggi, classe 65’, è bolognese. Dopo un percorso all’Università di Architettura a Firenze, riceve una proposta di collaborazione in una azienda di allestimenti bolognese. Si innamora di questo lavoro al quale dedicherà la sua vita. Nel 1998 apre insieme a Marco Ascenzi l’azienda A&G Creatori di Spazi di cui è amministratore

In una sua recente lettera ha dichiarato: “In circa 48 ore, capannoni vastissimi, prima vuoti e sporchi, si riempiono di pannelli, luci, colori, strutture che non appaiono certo dal nulla. Li realizzano loro, gli allestitori, i maghi invisibili che trasformano quelli che prima erano solo dei sogni in realtà. Nessuno li vede, nessuno li sente, nessuno parla di loro. In questo momento difficile, in tempi di Coronavirus, nessuno sa nemmeno che esistono”. Lei è stata fondatrice nel 1998, insieme a Marco Ascenzi, della società A&G Creatori di spazi. Come è nata la passione per la sua professione?

La passione per la mia professione è nata per caso. Da poco maggiorenne stavo muovendo i primi passi nella facoltà di Architettura di Firenze quando mi è stata offerta la possibilità di un lavoro come disegnatore progettista all’interno di una società di allestimenti fieristici a Bologna. Sarebbe stato un periodo limitato perché avrei dovuto sostituire una designer in maternità, ma poi mi sono ritrovata catapultata in questo universo meraviglioso che non ho più voluto lasciare. Il disegno tecnico lo masticavo bene, così come le regole prospettiche. Al tempo ricordo che non esistevano personal computer né tanto meno i programmi 3D di disegno e renderizzazione. Si disegnava con Rapidograf, squadra, gomma, matita e colori. L’unico strumento oltre alle proprie mani era il tecnigrafo, ovvero un tavolo tecnico provvisto di un braccio a scorrimento su cui erano posizionate una riga orizzontale e una verticale. Mi rendo conto del fatto che raccontata così sembra una narrazione di fine 800, ma in realtà sono passati “solo” 35 anni da quel giorno. E forse proprio per il suo carattere ancora prettamente manuale me ne sono innamorata. Dare una vita concreta alle proprie idee, a quello che si immagina nella propria testa è una cosa senza prezzo. Quando ho iniziato a lavorare in questa azienda bolognese non immaginavo che quella sostituzione di maternità sarebbe diventata col tempo la mia professione, invece è stata come un segno del fato, una chiamata a compiere ciò a cui ero destinata. Si dice che la vita è quello che ti accade mentre sei occupato a fare altri programmi. Ecco per me è stato proprio così. Una situazione nata per caso che ha finito, insieme all’interior designer, per diventare la mia più grande passione, la mia professione, ciò con cui mi identifico. La mia vita insomma.

In questa lettera ha anche lanciato un grido d’allarme per la sua categoria: “Consci del fatto che il nostro operato sia sempre stato invisibile agli occhi del mondo e delle istituzioni, temiamo che le sofferenze inflitte alla nostra categoria dall’emergenza Covid-19, siano nella migliore delle ipotesi, sottostimate, se non addirittura sconosciute”. Può parlarcene?

Quando ho detto quelle cose non volevo piangermi addosso o lamentarmi della poca visibilità del mio settore. Il fatto che normalmente non si parli di noi fa parte della magia del nostro mestiere. Se ogni volta che si realizza una fiera ci si mettesse a parlare nel dettaglio di noi allestitori, l’evento perderebbe parte del suo fascino. A noi piace stare dietro le quinte e creare in silenzio così da amplificare l’effetto sorpresa sia per gli organizzatori che per il pubblico. Lavoriamo per loro, per renderli felici e dare vita ai loro sogni, e la meraviglia che si legge nei loro occhi quando terminiamo il nostro lavoro è impagabile! Questo però in circostanze normali. La verità e che attualmente stiamo rischiando che tutto questo non si realizzi più. Per questo ho deciso di rompere il silenzio. In questi giorni bui, sentiamo spesso, per tutte le categorie, “siamo nella stessa barca” ma in realtà non è così, non siamo affatto tutti sulla stessa barca, certamente tutti nella stessa tempesta ma con imbarcazioni che viaggiano in maniera ben diversa tra loro. C’è chi ha una nave da crociera e chi una zattera, e quindi si cavalca l’uragano con mezzi, metodi e strumenti ben differenti, ed è implicito un po’ nel ragionamento stesso quale sia il nostro mezzo di navigazione. Inutile dire che gli interventi del governo sono stati su tutti i fronti insufficienti, vaghi, imprecisi, molto lontani dalle esigenze delle imprese e della vita reale. Se non sono sufficienti per la moltitudine non vedo come possano essere rapportabili al nostro comparto che è stato il primo a chiudere, a fine febbraio, e sarà anche l’ultimo a riaprire, in quanto le fiere che sono state prima prorogate, poi rimandate e poi cancellate non ci lasciano date certe. Se tutto andrà bene a gennaio 2021 potremo ripartire dopo 10 mesi di inattività totale, a fatturato zero, quindi con un 80% in meno di guadagni. E questo è paradossale in quanto, il settore degli allestimenti, conta 400 aziende, 5000 dipendenti e una quota enorme di artigiani e Partite Iva che triplicano nei momenti di intenso lavoro e racchiude talenti di ogni tipo e quasi ogni tipo di professione (progettisti, architetti, ingegneri, tecnici del suono, elettricisti, falegnami, posatori, verniciatori, fabbri, grafici, trasportatori, vetrinisti). È sotto gli occhi di tutti anche il solo indotto generato nella sola Bologna per esempio in alberghi, bar, ristoranti, bed and breakfast, mezzi pubblici. La nostra città rappresenta insieme a Milano, Rimini e Verona uno dei più importanti punti fieristici della nazione, e senza le fiere cosa mangeranno le famiglie di queste persone? Si sosteranno con i famosi 600 euro? Che almeno a me non sono ancora arrivati?

Ci sono, secondo lei, delle proposte pratiche nel settore fieristico e degli allestimenti per ripartire?

La nostra associazione ha dato suggerimenti in merito, ma il come ripartire è subordinato al quando ripartire, perché è questa la domanda a cui dobbiamo dare assolutamente una risposta. Non proroghe, disdette di manifestazioni e quindi gravi problemi di organizzazione. Quando ripartirà la mia attività? Quanti lo sanno? Noi no. Perché non abbiamo una data certa e un calendario certo di manifestazioni che si svolgeranno. E se poi si svolgeranno, gli allestitori vorranno partecipare? Se sono manifestazioni internazionali attenderanno una risposta dall’estero, ma senza la sicurezza di frontiere aperte e trasporti assicurati non possiamo essere certi della partecipazione. Partecipare a una fiera e spendere moltissimo denaro per mostrare il prodotto in Italia potrebbe non risultare conveniente, quindi fino a quando non ci saranno le condizioni per ripartire al 100% non sapremo mai come ripartirà il nostro lavoro. Credo che più che il come, sia il quando che vada trattato. Quando sapremo le date, sicuramente si organizzerà il come, secondo le regole che verranno imposte dal governo. Possiamo fare tutte le congetture possibili ma a noi in questo momento basta avere una minima certezza sul quando. Quando potremo ricominciare a lavorare?

Monica Gaggi, classe 65’, è bolognese. Dopo un percorso all’Università di Architettura a Firenze, riceve una proposta di collaborazione in una azienda di allestimenti bolognese. Si innamora di questo lavoro al quale dedicherà la sua vita. Nel 1998 apre insieme a Marco Ascenzi l’azienda A&G Creatori di Spazi di cui è amministratore. Da li ha accompagnato grandi aziende, crescendo con loro e facendo conoscere il Made in Italy nel mondo, attraverso le sue idee lungimiranti e innovative. Tra i suoi clienti ha annoverato Distilleria Caffo/Amaro del Capo, Luxardo, Korff, Istituto Ganassini, Farmagan, Mantua, Gruppo Mancinelli, Ecoeridania, CATI.

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