Non voglio smettere di cambiare

Rachel Brosnahan
Rachel Brosnahan © HFPA 2018

L’attrice statunitense Rachel Brosnahan, protagonista della serie televisiva di successo Tv “La fantastica signora Maisel” e del film “I’m Your Woman”, racconta come sia in costante evoluzione, come ami imparare sempre cose nuove e ogni giorno cerchi di capire quale sia la propria “nuova” strada. L’intervista di Elisa Leonelli

Cosa ti ha attratto del ruolo della casalinga che deve trovare un rifugio che interpreta in “I’m Your Woman”?

Ciò che amo del viaggio di Jean, questione così significativa per lei, è il suo passaggio dall’essere una donna incapace al rendersi conto, invece, che è una donna capace. All’inizio del film dichiara di avere un sacco di limiti, dal non sapere cucinare e dal non sentire un legame con il bambino, fino a sentirla dire anche “Non ho mai guidato una macchina”. Ripete un sacco “Non posso” “e “Non sono in grado di”, e durante il corso del film si rende conto che le capacità che scopre di avere erano in realtà da sempre dentro di lei. Quindi è stato davvero speciale ed emozionante guardare dentro questo genere criminale attraverso una nuova lente, perché non solo questa storia è incentrata su una donna, ma è stata raccontata da una donna, grazie a Julia Hart, che ha co-scritto il film con suo marito Jordan Horowitz e lo ha anche diretto. Quindi tutto di questo film è stato raccontato da una prospettiva femminile.

Come hai affrontato il fatto di dover usare una pistola per uccidere qualcuno sullo schermo?

Ho trascorso un paio di giorni prima che iniziassimo il film nelle prove di ripresa e la mia ansia stava aumentando, perché ho paura delle armi. Quindi è stata una sfida per me personalmente, ma di certo è stato fondamentale per Jean in quel momento, le ha salvato la vita. Anche le pistole sono una parte enorme di questi drammi del crimine e non lo mettiamo mai in discussione quando gli uomini li usano, ma penso che l’approccio di Jean a questo momento sia stato unicamente femminile. È diverso dal modo in cui abbiamo visto gli uomini ricorrere alla violenza molto facilmente, rapidamente e quasi istintivamente.

La signora Maisel è anch’essa una casalinga che acquisisce maggiore sicurezza man mano che riesce come cabarettista. Il viaggio di questi due personaggi rispecchia il tuo?

A essere onesta sono molto contenta di realizzare questa intervista su Zoom perché la verità è che la fiducia è qualcosa con cui faccio davvero fatica: questa piattaforma virtuale mi dà più serenità perché sono a casa mia e mi sento bene. Ma quando ho detto che sono timida, non era una finzione, ma è perché sento ancora la sindrome dell’impostore. Chiudo gli occhi e ancora non riesco a credere di essere in questa posizione, ma non mi sono mai sentita così come sul palco quando mi è stato assegnato questo grande onore del Golden Globe per la prima volta. Guardando Oprah e Jennifer Aniston, mi è esplosa la testa. Quel momento è stato completamente surreale, non me lo aspettavo affatto perché “La fantastica signora Maisel era appena andata in onda a dicembre 2017, ma è stata seguitissima fin dal primo giorno. E sono così grata perché così tante persone hanno scoperto il nostro show grazie ai Golden Globes. Ma sono ancora in viaggio, penso che non finisca mai e sto ancora scoprendo le cose, ho più domande che risposte a questo punto, ma sto imparando ad essere a mio agio in questo tipo di caos.

Quindi non senti di aver ancora trovato la tua strada ora che hai 30 anni?
Sinceramente no, mi sento come se trovassi ancora la mia direzione ogni giorno. E quello che trovo stimolante in uno spettacolo come “La fantastica signora Maisel è che una delle tante cose che dice al pubblico è che non è mai troppo tardi per ritrovare la propria strada. Sono una persona completamente diversa ora rispetto ai miei anni dell’adolescenza e a quando avevo 20 anni. Mi aspetto di essere completamente cambiata nei miei 30 e 40 anni e che imparerò ad apprezzare e usare le mie capacità in modo diverso. Penso che sia un processo costante di scoperta e nel momento in cui ti senti di aver trovato il tuo percorso, smetti di crescere e cambiare, quindi spero di non arrivarci mai del tutto.

Qual è stata l’educazione della tua famiglia e come hanno reagito i tuoi genitori quando hai scelto di diventare un’attrice?
Mia madre Carol è britannica e mio padre Earl è americano, quindi ho la doppia cittadinanza tra il Regno Unito e gli Stati Uniti. Ho un fratello e una sorella che hanno quattro anni e otto anni meno di me. Siamo cresciuti in una famiglia molto atletica, quindi abbiamo praticato principalmente sport, mio padre giocava a tennis, mio fratello è un giocatore di hockey davvero meraviglioso e mia sorella gioca a calcio al college adesso. Ho fatto snowboard e ho lottato crescendo, e in qualche modo sono passata alla recitazione. I miei genitori sono stati meravigliosamente di supporto, ma decisamente impegnativi. Mi hanno incoraggiata, ma mi hanno detto che per inseguire questo sogno impossibile, dovevo dimostrare quanto fortemente volessi farlo. E da adulto sono davvero grata per avermi sfidata in modo amorevole perché mi hanno instillato una buona etica del lavoro sin dall’inizio.

Come è cambiato l’atteggiamento dei tuoi genitori ora che hai avuto successo nella tua carriera di attrice?

I miei genitori sono sollevati oltre ogni immaginazione per il fatto che io non stia facendo teatro in uno scantinato e che non stia più servendo ai tavoli. Probabilmente la loro più grande reazione è proprio sentirsi confortati perché questo sogno, che sembrava impossibile, sia invece divenuto realtà, e dal fatto che l’aver pagato le mie tasse universitarie sia stato utile. Sono cresciuta in una famiglia abbastanza riservata e conservatrice, quindi non c’era un sacco di dialogo aperto sulle vulnerabilità, ma da adulta sento che ciò sta cambiando in un modo davvero meraviglioso: possiamo avere conversazioni ad un livello reale, cosa che prima non succedeva perché mi dicevano “noi siamo i tuoi genitori e non i tuoi amici”. Ma ora possiamo essere anche amici e ciò è davvero adorabile.

Che tipo di educazione religiosa avete ricevuto tu e i tuoi fratelli nella tua famiglia?

Una delle cose che ho amato del modo in cui siamo cresciuti è che mio padre proviene da una famiglia cattolica irlandese e mia madre è cresciuta nella chiesa anglicana. Entrambi erano convinti che il loro sistema di credenze non fosse qualcosa che avrebbero dovuto prescrivere ai loro figli fin dalla tenera età. Era molto importante per loro che scoprissi da sola il mio lato religioso e spirituale. Così mi hanno insegnato molto sui diversi tipi di religioni e di persone. Sono cresciuta in una comunità prevalentemente ebrea, a Highland Park, un sobborgo di Chicago, e ho sempre posto molte domande ai miei genitori su questa tematica e loro erano molto aperti al dialogo. Quindi non siamo cresciuti in una famiglia specificamente religiosa, ma era un ambiente molto aperto rispetto alle credenze di altre persone e siamo stati decisamente incoraggiati a trovare la nostra spiritualità e il nostro sistema di credenze dentro di noi. Certamente ho il mio senso di spiritualità, ma non è collegato a nessuna religione.

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