Con la meraviglia negli occhi

Perchè lo stupore è una capacità che se avevamo da piccoli, ci appartiene da sempre e per sempre. E possiamo sempre recuperarlo stando nel qui e ora, dandoci il permesso di incantarci e vivendo appieno la magia del Natale. Ne abbiamo parlato con Ivana Gallo, psicologa, psicoterapeuta, formatrice ed esperta nel trattamento di traumi, disturbi d’ansia e dell’umore.

Il periodo di Natale può essere anche un momento per fermarsi, dedicarsi del tempo e fare un bilancio su se stessi e sui propri desideri. Da quali riflessioni si può partire per trovare una nuova ripartenza?

Con l’approssimarsi della fine dell’anno si fanno inevitabilmente dei bilanci emotivi: si mettono a confronto i desideri con la realtà, “è proprio questa la vita che volevo?”, ci si interroga su cosa manca e cosa si ha sul piano affettivo e relazionale. Laddove il bilancio fosse negativo, laddove ci si rendesse conto che non abbiamo raggiunto i nostri obiettivi dobbiamo valutare innanzitutto se questi erano concreti e realizzabili. Se sono una persona molto timida e insicura, che si è posta come obiettivo nel giro di un anno di poter ostentare sicurezza in un gruppo di sconosciuti, evidentemente corro il rischio di andare incontro al fallimento – a meno che non mi sia rivolta a uno specialista che mi abbia guidata e supportata in questo percorso. Per questo motivo è fondamentale partire da una definizione accurata dei propri traguardi. In secondo luogo occorre valutare quelle che sono le proprie risorse interne, i propri punti di forza per valorizzarli e trasformarli in elementi trainanti del proprio cambiamento. Successivamente prenderemo in considerazione i punti di debolezza, distinguendo tra quelli che oggettivamente sono di ostacolo alla nostra realizzazione e quelli che invece possono essere “caratteristici” e funzionali alla nostra crescita e al raggiungimento degli obiettivi. Ad esempio, la testardaggine non sempre è ottusità, spesso è indice di tenacia e caparbietà. Queste considerazioni sono già di per sé un progetto concreto di cambiamento e crescita personale.

Qual è il segreto per ritrovare un equilibrio con i propri affetti?

Dipende molto dalla situazione e dal caso specifico. Un buon punto di partenza è indagare su quella che è la natura del nostro malessere nei confronti delle persone care, in qualche caso potrebbe essere un sentirsi sopraffatti, in altri può subentrare il fastidio o il timore di non essere accettati, in altri ancora un senso di inferiorità, quasi una invidia per la spensieratezza o agiatezza altrui. Davanti a queste sensazioni, in linea di massima, si tende o a colpevolizzare se stessi o a colpevolizzare gli altri. Quando parliamo di relazioni ricordiamo che non abbiamo il potere di cambiare l’altro ma possiamo cambiare il nostro modo di percepirlo. Il punto di partenza è comprendere la natura del problema e guardare al nostro atteggiamento senza giudizio, in modo sereno e quanto più obiettivo. Quanto il problema dipende dal nostro sentirci inadeguati e quanto è l’altro a metterci in una posizione di inferiorità? Quanto siamo noi stessi, con il nostro atteggiamento, a consentire all’altro di ferirci? Già queste risposte possono portarci fuori dal disagio. In ogni caso, la regola aurea è sempre quella della “giusta distanza”, come nella favola dei porcospini di Arthur Schopenhauer: distanti soffrivano il freddo, troppo vicini si pungevano, fino a che non trovarono la giusta distanza che consentiva loro di godere del calore reciproco senza farsi male. Usciamo inoltre dal doverismo delle relazioni: l’incontro con l’altro come una possibilità e non come un obbligo. Focalizziamoci su quanto di buono c’è nell’altro e su quanto di buono ci può essere nel confronto con l’altro. Alla fine anche il parente che fa commenti infelici e inopportuni può diventare divertente se lo guardiamo dal punto di vista del folklore, della sua ritualità, specialmente se tra i presenti c’è un alleato, qualcuno con cui potersi intendere e ridere insieme. È evidente, tuttavia, che se il disagio è particolarmente forte può essere preferibile parlarne con uno specialista che ci aiuti a superare le difficoltà e a vivere le relazioni in modo più piacevole e sereno, non solo a Natale.

Preoccupandoci meno dell’apparenza e del superfluo, forse il Natale potrebbe tornare per molti a brillare. Qual è la sua opinione?

Credo che sarebbe importante preoccuparci meno del giudizio degli altri. Del resto apparenza e superfluo sono parte integrante dell’atmosfera natalizia: che Natale sarebbe senza le lucine, gli alberi colorati, le canzoncine, i regali, le decorazioni per le strade e nelle case? A mio avviso si perde il gusto del Natale quando l’ostentazione prende il posto del piacere e in questo i social Network non hanno aiutato, anzi. La gara di post su chi ha l’albero di Natale più bello, la tavola e la casa meglio decorata, il menu della festa più ricco ecc. produce in molti un senso di inadeguatezza rispetto a quel “Natale patinato” ostentato dagli altri o addirittura un’ansia di dover mostrare quello che non si è o non si ha. Molti si affannano ad acquistare il superfluo, non perché piace, ma per postarlo su internet e, sulla base dei like, valutare quanta ammirazione e invidia è stata suscitata negli altri. Non a caso nel periodo natalizio sarebbe opportuno prendersi una vacanza dai social così da disintossicarsi e ritrovare il gusto di scegliere e fare cose che ci piacciono e ci danno piacere.

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